Pubblicazione legale:
Il Tribunale di Siena con sentenza pubblicata il 5 gennaio 2026 ha dichiarato illegittimo il licenziamento intimato dal datore di lavoro (catena di supermercati) ad un proprio dipendente con le mansioni di cassiere che non aveva superato per due volte il "test del carrello". Il test consisteva nel simulare una situazione di rischio di ammanchi, con prodotti nascosti nei cartoni e nel carrello, e la verifica della corretta applicazione delle procedure di cassa. Il lavoratore aveva omesso di controllare alcuni colli e prodotti, con un presunto ammanco di circa 105 euro. Il giudice ha analizzato la natura e la legittimità del "test del carrello", rilevando che, sebbene il controllo sulla professionalità sia legittimo, l’utilizzo del test come strumento disciplinare, specie se reiterato e non trasparente, può violare la dignità e la tutela della persona del lavoratore. È stata inoltre evidenziata l’estraneità delle mansioni di controllo antitaccheggio rispetto al profilo professionale del cassiere. Il giudice ha rilevato contraddizioni e inadeguatezze nella formazione ricevuta dal lavoratore, nonché la difficoltà oggettiva di applicare alcune procedure richieste (es. apertura di colli sigillati, controllo di prodotti pesanti o non visibili). Nel caso di specie inoltre il lavoratore, prossimo all’età di 65 anni e con condizioni di salute documentate, è stato l’unico sottoposto a un secondo test, a differenza di altri colleghi più giovani. Il giudice ha ritenuto che la reiterazione del test e la successiva contestazione disciplinare abbiano avuto carattere discriminatorio, in quanto collegate all’età e all’anzianità del lavoratore, anche alla luce delle politiche aziendali di turnover generazionale. È stata esclusa la sussistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo soggettivo, ritenendo sproporzionata la sanzione espulsiva rispetto alle condotte contestate, con conseguente reintegra del lavoro nel posto di lavoro.