Guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti e lesioni stradali aggravate

Scritto da: Antonio Menna - Pubblicato su IUSTLAB




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La Corte di cassazione è tornata recentemente a chiarire, con particolare rigore, i criteri probatori necessari per l’affermazione di responsabilità per il reato di guida sotto l’influenza di sostanze stupefacenti, previsto dall’art. 187 cod. strada, con rilevanti ricadute anche in tema di lesioni stradali aggravate.

Il punto centrale affrontato dalla Suprema Corte riguarda il rapporto tra esito degli accertamenti biologici e dimostrazione effettiva dello stato di alterazione psicofisica al momento della guida.

⚖️ La Cassazione ha infatti affermato che “in tema di guida in stato di alterazione da sostanze stupefacenti, la mera positività degli accertamenti biologici non è sufficiente a dimostrare la sussistenza dell’alterazione al momento del fatto, dovendo tale esito essere corroborato da elementi sintomatici concreti rilevati dagli operanti in occasione del controllo”.

Ne deriva un principio di immediata rilevanza sistematica: il dato tossicologico non integra una prova piena dello stato di alterazione, ma un elemento indiziario che richiede necessariamente riscontro esterno e contestuale.

⚖️ La Suprema Corte ribadisce inoltre che “la condotta tipica del reato previsto dall’art. 187 cod. strada non è quella di chi guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti, bensì quella di colui che guida in stato di alterazione psicofisica determinato da tale assunzione”.

Ne consegue che l’accertamento della responsabilità non può arrestarsi alla verifica dell’assunzione pregressa della sostanza, ma deve estendersi alla dimostrazione che il soggetto, al momento della guida, si trovasse in una condizione di effettiva alterazione idonea a incidere sulle capacità di guida.

⚖️ In tale prospettiva, la Corte evidenzia altresì che “l’esame tecnico potrebbe quindi avere un esito positivo in relazione a un soggetto che ha assunto la sostanza giorni addietro e che, pertanto, non si trova al momento del fatto in stato di alterazione”.

Si impone, dunque, una verifica complessiva e contestuale della condizione psicofisica del conducente, che non può essere desunta in via automatica dal solo risultato degli accertamenti laboratoristici.

⚖️ Lo stato di alterazione può invece essere provato valorizzando “dati sintomatici relativi alla condizione soggettiva del conducente, rilevati al momento del fatto, idonei a corroborare l’esito positivo degli esami biologici”.

Tali elementi, secondo la giurisprudenza, possono consistere in incoerenza comportamentale, difficoltà di coordinamento motorio, eloquio sconnesso, alterazioni percettive o stato confusionale, purché oggettivamente riscontrati dagli operanti.

⚖️ La Corte di cassazione ha infine precisato che “affinché la dinamica del sinistro possa assurgere, da sola, a indice rivelatore di uno stato di alterazione, è necessario che le modalità di guida siano abnormi e incompatibili con qualsiasi altra spiegazione razionale”.

Solo in presenza di condotte di guida macroscopicamente anomale la dinamica del sinistro può assumere autonoma valenza indiziaria.

In tale quadro, le conclusioni della Suprema Corte assumono particolare rilievo anche in tema di lesioni stradali aggravate, ove la prova dello stato di alterazione incide in modo decisivo sulla qualificazione giuridica del fatto e sul trattamento sanzionatorio.

Il principio che si ricava è chiaro: non esiste alcun automatismo tra positività tossicologica e responsabilità per guida in stato di alterazione.

La prova richiede invece una valutazione integrata e contestuale che tenga conto del dato scientifico, dei riscontri sintomatici e della dinamica del fatto, evitando indebite semplificazioni probatorie in un ambito connotato da elevata complessità tecnica e rilevanti conseguenze penali.



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Antonio Menna

Avvocato Penalista




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