Pubblicazione legale:
De munere advocati et pecunia illegitima — pubblicato su L'Eco Giuridico, rivista del Centro Studi Zaleuco, febbraio 2026.
Può un avvocato essere indagato per riciclaggio per aver semplicemente ricevuto il proprio compenso da un cliente accusato di reati lucrativi? La domanda non è retorica: un recente provvedimento del GIP di Milano ha sollevato una questione di straordinaria delicatezza, al crocevia tra il diritto di difesa — presidio costituzionale irrinunciabile — e le esigenze di contrasto al riciclaggio.
L'articolo affronta il tema con rigore dogmatico e ampio respiro comparatistico, richiamando la giurisprudenza della Corte Costituzionale tedesca e il diritto europeo, per giungere a una conclusione netta: l'avvocato non risponde penalmente in assenza di piena e attuale consapevolezza dell'origine illecita del denaro, e non è tenuto ad investigare sul proprio assistito.
Il rapporto fiduciario tra difensore e cliente è presidio, non zona franca.
Una riflessione che interessa chiunque si trovi — da imputato o da professionista — a navigare l'intersezione tra difesa penale e normativa antiriciclaggio.
Fonte: L’Eco Giuridico del Centro Studi Zaleuco Locri - Rivista periodica di dottrina etica e filosofia del diritto