Pubblicazione legale:
L’articolo analizza il fenomeno della medicina difensiva, intesa come l’insieme delle condotte con cui il medico modifica le proprie decisioni cliniche per timore di procedimenti civili o penali. Viene distinta la medicina difensiva positiva, che porta alla prescrizione di esami, consulenze o trattamenti non necessari, dalla medicina difensiva negativa, che induce il sanitario a evitare pazienti complessi, interventi rischiosi o decisioni cliniche esposte a possibili contestazioni.
Il contributo evidenzia come la medicina difensiva non sia soltanto un problema giuridico, ma anche sanitario, economico e organizzativo. Il medico, esposto alla paura del giudizio e alla valutazione ex post dell’evento avverso, rischia di orientare la propria attività non più esclusivamente alla cura, ma anche alla propria autotutela. Questo meccanismo incide sulla qualità dell’assistenza, aumenta i costi del Servizio Sanitario Nazionale, allunga le liste d’attesa e sottrae risorse a prestazioni realmente necessarie.
Particolare attenzione è dedicata al rapporto tra responsabilità sanitaria e diritto penale. L’articolo richiama la Legge Gelli-Bianco e l’art. 590-sexies c.p., soffermandosi sul tema della colpa lieve e sulle difficoltà applicative emerse nella giurisprudenza. Il punto critico è l’incertezza con cui il medico è spesso chiamato a operare: anche quando rispetta linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali, il confine tra errore inevitabile, colpa lieve e colpa grave può rimanere poco prevedibile.
Viene poi esaminato lo “scudo penale” introdotto durante l’emergenza COVID-19 dal D.L. 44/2021, che ha limitato la punibilità dei sanitari ai soli casi di colpa grave. L’articolo ne valorizza il principio di fondo: il medico non può essere giudicato con criteri astratti e ordinari quando agisce in condizioni di eccezionalità, carenza di risorse, turni prolungati o forte pressione organizzativa.
La riflessione conclusiva sostiene che limitare la responsabilità penale non significa garantire impunità, ma ricostruire un equilibrio tra tutela del paziente e serenità decisionale del medico. La vera risposta alla medicina difensiva passa da maggiore chiarezza normativa, formazione interdisciplinare, migliore gestione del rischio clinico e percorsi di contenzioso più competenti e proporzionati. L’obiettivo è restituire alla cura la sua dimensione naturale: una scelta fondata su scienza, coscienza e fiducia, non sulla paura del processo.
Fonte: Blog - leggi l'articolo