Pubblicazione legale:
L’articolo ricostruisce il pensiero giuridico di Giacomo Matteotti, ponendo al centro la sua elaborazione in materia penale e processuale come anticipazione di un autentico diritto penale costituzionale. Dalla Recidiva del 1910 alle riflessioni sul processo penale, emerge una visione del diritto punitivo quale limite e non espressione del potere: un diritto “della misura”, radicato nella dignità della persona e nella razionalità della pena. In aperta opposizione al positivismo autoritario e alle tendenze emergenti dello Stato penale, Matteotti concepisce la legalità non come formalismo ma come garanzia sostanziale, e il processo come luogo di libertà, in cui la giustizia si realizza attraverso la forma. L’articolo mostra come questa visione anticipi il costituzionalismo repubblicano e mantenga oggi una forza critica intatta: nel tempo delle emergenze e della politicizzazione del penale, la lezione matteottiana invita a interrogarsi sui limiti morali e democratici del potere punitivo. Che cosa resta del diritto penale quando la democrazia ha paura? La risposta, suggerisce Matteotti, è nella misura: solo un diritto penale che si autolimita può essere davvero giusto.
Fonte: Questione giustizia - leggi l'articolo