Pubblicazione legale:
In un’epoca in cui la tecnologia è onnipresente, il confine tra la
legittima sicurezza e la violazione della privacy si fa sempre più
sottile. Spesso ci si chiede se sia possibile installare un "occhio
elettronico" per proteggere i propri beni, ma la risposta della
giurisprudenza italiana, consolidatasi tra il 2024 e il 2025, impone
cautela: la sicurezza è un diritto, ma non può trasformarsi in uno
strumento di controllo arbitrario sulla vita altrui. Partendo dalle
mura domestiche, considerate dalla Costituzione un rifugio
inviolabile, è bene sapere che installare microcamere nascoste per
spiare conviventi o coniugi integra il reato di interferenze illecite
nella vita privata ex art. 615-bis c.p. La Corte di Cassazione, con
la sentenza n. 4840/2024, ha chiarito che la convivenza non autorizza
a violare la riservatezza altrui: filmare segretamente chi vive sotto
lo stesso tetto è penalmente sanzionabile, poiché l’intimità
domestica prevale persino sui legami familiari.
Spostandoci sul
pianerottolo condominiale, la regola generale prevede che una
telecamera privata debba inquadrare esclusivamente la propria soglia
d'ingresso. Tuttavia, la recente pronuncia n. 7289/2024 ha introdotto
un principio di realismo: se gli spazi sono angusti, è tollerata una
ripresa parziale delle zone comuni, purché sia strettamente
necessaria e proporzionata alla tutela della proprietà contro
pericoli concreti, come furti o vandalismi. Per gli impianti
condominiali collettivi, invece, la normativa è più rigida: serve
sempre la delibera dell'assemblea con la maggioranza degli
intervenuti e almeno la metà del valore millesimale, oltre
all'obbligo di affiggere cartelli informativi e limitare la
conservazione delle immagini a poche ore.
Il discorso cambia
radicalmente in ambito lavorativo. Sebbene lo Statuto dei Lavoratori
vieti il monitoraggio costante a distanza, la Cassazione penale, con
la sentenza n. 28613 del 5 agosto 2025, ha legittimato i cosiddetti
"controlli difensivi". Se un datore di lavoro ha fondati
sospetti di reati, come ammanchi di cassa o furti, può installare
telecamere nascoste mirate a individuare il colpevole. Questa deroga,
però, non è un assegno in bianco: resta proibito spiare
indiscriminatamente i dipendenti o violare la loro corrispondenza
digitale, dato che messaggi WhatsApp ed email sono protetti dal
segreto costituzionale. In conclusione, che si tratti di casa o
ufficio, la proporzionalità resta la bussola legale: la tecnologia
deve servire a proteggere, non a trasformare la nostra quotidianità
in un controllo costante. Prima di installare un sistema di
sorveglianza, è fondamentale un corretto inquadramento legale per
evitare che una misura di protezione si trasformi in una pesante
responsabilità civile o penale.