Pubblicazione legale:
La sentenza della Corte di Cassazione, Sez. II penale, depositata il 27 aprile 2026, offre un chiarimento di particolare rilievo in materia di usura, soprattutto nei casi in cui il tasso applicato non superi sempre formalmente la soglia legale, ma risulti comunque sproporzionato rispetto alla concreta condizione economico-finanziaria della vittima.
Il caso riguardava un prestito originario di euro 80.000, con pattuizione di restituzioni progressivamente maggiorate mediante proroghe annuali e versamenti ulteriori. La persona offesa versava in una condizione di evidente difficoltà: aveva sostenuto ingenti costi per la ristrutturazione di un ristorante, non aveva più accesso al credito bancario e non riusciva a fronteggiare né i costi ordinari dell’attività, né quelli straordinari.
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, valorizzando la tenuta logica della motivazione della Corte d’Appello di Palermo e ribadendo un principio essenziale: l’usura non si esaurisce nel mero superamento aritmetico del tasso soglia.
L’art. 644 c.p., infatti, contempla anche l’usura cosiddetta “in concreto”, nella quale assumono rilievo gli interessi o vantaggi che, pur eventualmente inferiori alla soglia legale, risultino sproporzionati rispetto alla prestazione, avuto riguardo alle modalità del fatto, al tasso medio praticato per operazioni similari e alla condizione di difficoltà economica o finanziaria del soggetto passivo.
È questo il cuore giuridico della decisione: la difficoltà economica non coincide necessariamente con uno stato di bisogno assoluto, ma ricorre quando il soggetto finanziato si trovi in una situazione di significativa compressione della propria libertà negoziale, tale da renderlo esposto all’accettazione di condizioni gravose e squilibrate.
Nel caso concreto, la prova della responsabilità non si fondava su mere dichiarazioni della persona offesa, ma su un quadro convergente: assegni rinvenuti nella disponibilità dell’imputato, matrici conservate dalla vittima, intercettazioni e perizia sui tassi applicati.
La pronuncia assume particolare valore perché richiama l’interprete a una lettura sostanziale del fenomeno usurario. Nei rapporti economici d’impresa, specie quando il debitore sia escluso dal circuito bancario ordinario, il disvalore penale non risiede soltanto nel numero, ma nello sfruttamento consapevole di una vulnerabilità finanziaria.
La Cassazione conferma così che l’usura è reato che presidia non solo la correttezza del mercato del credito, ma anche la libertà economica della persona e dell’imprenditore in crisi.