Pubblicazione legale:
È stata depositata in data odierna la sentenza n. 63 del 2026 con la quale la Corte Costituzionale si è pronunciata su uno dei temi più delicati del diritto pubblico italiano: la cittadinanza, quella acquisita per discendenza (ius sanguinis).
La decisione si inserisce nel contesto della recente riforma del 2025 (d.l. n. 36/2025, conv. in l. n. 74/2025), che ha introdotto limiti significativi alla trasmissione automatica della cittadinanza italiana ai discendenti di emigrati.
1. Il contesto normativo: dalla cittadinanza “senza limiti” alla riforma del 2025
Tradizionalmente, l’ordinamento italiano ha riconosciuto la cittadinanza per discendenza senza limiti generazionali, purché non vi fosse stata interruzione della linea di trasmissione.
La riforma del 2025 ha però modificato questo assetto, introducendo condizioni più restrittive, tra cui:
limiti alla trasmissione automatica della cittadinanza;
rilevanza del possesso di altra cittadinanza;
possibili effetti retroattivi della nuova disciplina.
Tali novità hanno sollevato numerosi dubbi di legittimità costituzionale, sfociati in diverse questioni incidentali sollevate dai giudici ordinari.
2. La questione di costituzionalità
È noto che la sentenza n. 63/2026 trae origine da un giudizio in via incidentale promosso dal Tribunale di Torino, chiamato a valutare la legittimità delle nuove norme che limitano il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis.
In particolare, i dubbi riguardavano:
la possibile violazione del principio di eguaglianza (art. 3 Cost.);
la lesione di diritti soggettivi già maturati;
l’eventuale illegittimità degli effetti retroattivi della legge.
La Corte costituzionale ha respinto le questioni di legittimità costituzionale, ritenendo le norme compatibili con la Costituzione ed ha ribadito alcuni principi fondamentali:
a) Ampia discrezionalità del legislatore
La determinazione dei criteri per l’acquisto della cittadinanza rientra nella discrezionalità del Parlamento, purché non siano violati principi fondamentali.
b) Assenza di un diritto assoluto e illimitato alla cittadinanza per discendenza
La cittadinanza iure sanguinis non è considerata un diritto costituzionalmente garantito in modo illimitato nel tempo o nelle generazioni.
c) Legittimità dei limiti introdotti
Le restrizioni introdotte dalla riforma del 2025 sono state ritenute non irragionevoli, in quanto mirano a:
Questi sono, in estrema sintesi, i punti cruciali della pronuncia che, prima facie, sembra avere un taglio prettamente "politico".
Ad ogni modo, la sentenza n. 63/2026 non chiude definitivamente il dibattito.
Difatti il prossimo 9 giugno 2026 verranno esaminate le questioni sollevate, con 3 distinte ordinanze, dai Tribunali di Mantova e Campobasso.
Parte della dottrina continua a sostenere che:
La stessa giurisprudenza ha talvolta sottolineato che le decisioni della Corte si limitano ai profili specificamente sollevati, lasciando aperti ulteriori possibili dubbi di costituzionalità oltre a quelli già sollevati.