Avvocato Valentina Di Bartolomeo a Roma

Valentina Di Bartolomeo

Avvocato esperto in diritto di famiglia, del lavoro e diritto previdenziale.

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Assegnazione della casa famigliare

Scritto da: Valentina Di Bartolomeo - Pubblicato su IUSTLAB

Pubblicazione legale:

La finalità dell'assegnazione è quella di assicurare un'idonea sistemazione per i figli e di evitare che questi, debbano subire il trauma dell'allontanamento dall'ambiente in cui hanno vissuto, ed ove hanno creato i loro punti di riferimento.

Anche il testo dell'articolo 155-quater c.c., come introdotto dalla legge 8 febbraio 2006, n. 54, fa espresso riferimento all'"interesse dei figli" confermando che il godimento della casa familiare è finalizzato alla tutela della prole in genere e non più all'affidamento dei figli minori, mentre, in assenza di prole, il titolo che giustifica la disponibilità della casa familiare, sia esso un diritto di godimento o un diritto reale, del quale sia titolare uno dei coniugi o entrambi, è giuridicamente irrilevante; quindi, il giudice non potrà adottare con la sentenza di separazione un provvedimento di assegnazione della casa coniugale.


La tutela della prole

L'assegnazione della casa familiare, pur avendo riflessi anche economici, è finalizzata all'esclusiva tutela della prole e dell'interesse di questa a permanere nell'ambiente domestico in cui è cresciuta, e non può quindi essere disposta, come se fosse una componente degli assegno, per sopperire alle esigenze economiche del coniuge più debole, alle quali sono destinati unicamente i predetti assegni. Pertanto, anche nell'ipotesi in cui l'immobile sia di proprietà comune dei coniugi, la concessione del beneficio in questione resta subordinata all'imprescindibile presupposto dell'affidamento dei figli minori o della convivenza con figli maggiorenni, ma economicamente non autosufficienti: diversamente, infatti, dovrebbe porsi in discussione la legittimità costituzionale del provvedimento, il quale, non risultando modificabile a seguito del raggiungimento della maggiore età e dell'indipendenza economica da parte dei figli, si tradurrebbe in una sostanziale espropriazione del diritto di proprietà, tendenzialmente per tutta la vita del coniuge assegnatario, in danno del contitolare.

L'art. 106 del D.lgs. 154/2013 ha inserito la disciplina dell'assegnazione dell'immobile familiare nell'art. 337-sexies, comma 1, c.c., che attualmente dispone che "il godimento della casa familiare è attribuito tenendo prioritariamente conto dell'interesse dei figli".

Dell'assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l'eventuale titolo di proprietà. Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l'assegnatario cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio.

 


Avv. Valentina Di Bartolomeo - Avvocato esperto in diritto di famiglia, del lavoro e diritto previdenziale.

Mi sono specializzata in diritto di famiglia, diritto del lavoro e contrattualistica. Mi occupo altresì di sfratto per morosità e finita locazione, nonché diritto previdenziale. Negli anni mi sono anche occupata di affido dei minori, con particolare riferimento all'affido dei minori agli assistenti sociali. Ho anche patrocinato dinanzi al Giudice Tutelare per l'autorizzazione al rilascio del passaporto della minore richiesto dal padre, che la madre all'inizio aveva negato senza ragione alcuna.




Valentina Di Bartolomeo

Esperienza


Diritto del lavoro

La capacità di dire la cliente che è meglio chiudere in via stragiudiziale una problematica soprattutto di recupero crediti che aspettare dopo tre anni una sentenza. Non solo. il Giudice il rifiuto di addivenire a d un componimento bonario stragiudiziale lo valuta in maniera negativa ai fini della eventuale soccombenza alla spese


Licenziamento

Ho trattato la fine dello scorso anno un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. la parte datoriale, nonostante avesse formalizzato il licenziamento per giustificato motivo oggettivo alla mia cliente, aveva assunto un altra lavoratrice in un altra sede operativa. Per evitare l'alea del giudizio abbiamo provveduto ad una negoziazione in sede sindacale.


Previdenza

Mi occupo di invalidità civile, indennità di accompagnamento, legge 104. i ricorrenti si rivolgono a me per valutare la sussistenza dei presupposti per impugnare il verbale della commissione medica di I^ istanza.


Altre categorie:

Diritto sindacale, Diritto civile, Diritto di famiglia, Separazione, Divorzio, Matrimonio, Affidamento, Tutela dei minori, Mediazione, Negoziazione assistita, Adozione, Risarcimento danni, Mobbing, Sicurezza ed infortuni sul lavoro, Recupero crediti, Pignoramento, Locazioni, Sfratto, Incidenti stradali, Multe e contravvenzioni, Malasanità e responsabilità medica, Tutela degli anziani, Domiciliazioni.


Referenze

Caso legale seguito

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Studio mio in Roma Viale Alessandrino 385 scala C int.3 anno 2019

La mia cliente ha ricevuto la formalizzazione del licenziamento per giustificato motivo oggettivo. io ho impugnato in via stragiudiziale il licenziamento e successivamente abbiamo trovato congiuntamente con la controparte un accordo siglato in sede sindacale.

Esperienza di lavoro

Praticante - Studio legale arrotta

Dal 7/2006 al 10/2008

Ho iniziato la pratica forense trattando cause di diritto del lavoro

Pubblicazione legale

Indennità di accompagno per malati oncologici

Pubblicato su IUSTLAB

la normativa vigente mira a tutelare i malati oncologi in caso in cui la Commissione ASL neghi il beneficio di cui alla legge 18/1980 limitatamente al trattamento chemio e/o radioterapico. L’ indennità di accompagnamento spetta alle persone che sono sottoposte a chemioterapia o ad altre terapie in regime di day hospital purché, tuttavia, sussistano i requisiti previsti dalla legge ovvero l’ impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o la necessità di assistenza continua nel compimento degli atti quotidiani della vita. Il diritto a percepire detta indennità può essere collegato alla patologia oncologica , ma non ne è conseguenza imprescindibile . Al riguardo, la Corte di Cassazione ha stabilito il diritto per le persone malate di cancro e che seguono un trattamento chemioterapico o radioterapico particolarmente debilitante, di ottenere l’indennità di accompagnamento anche se per un breve periodo . Infatti, a parere della Suprema Corte “nessuna norma vieta il riconoscimento del diritto all’indennità di accompagnamento anche per periodi molto brevi” . Da quanto da lei esposto non mi è chiaro se lei abbia presentato entrambe le domande (riconoscimento invalidità e indennità di accompagnamento) . Per ottenere l’indennità di accompagnamento è necessario presentare domanda all'ufficio invalidi civili dell'Asl , anche insieme alla domanda di riconoscimento dello stato di invalidità o di handicap allegando: certificati anagrafici (o le dichiarazioni sostitutive) indicati nel modulo di domanda; il certificato medico che deve riportare la dicitura persona impossibilitata a deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore oppure persona che necessita d'assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita; la documentazione clinica (la cartella clinica e gli eventuali referti medici). Il ricorso deve essere presentato, nei termini di legge, con decorso dalla data di ricevimento del provvedimento sfavorevole, alla sezione lavoro e previdenza del Tribunale territorialmente competente in base al luogo di residenza dell’invalido.

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Lo studio

Valentina Di Bartolomeo
Viale Alessandrino 385 Scala C Interno 3
Roma (RM)

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