Il sovraindebitamento delle Imprese locali

Resentazione dello Sportello Anti-Crisi presso Comune di San Cesario di Lecce - 3/2026




Conferenza: Perché la necessità di uno sportello Anticrisi Cercheremo in questo incontro di spiegare cos’è questo sportello e cosa può fare in concreto per aiutare i cittadini che hanno problemi di debiti soprattutto con banche e fisco. In realtà la quantità di informazioni potrebbe comportare la necessità di fare anche più incontri. Prima di tutto penso però che la prima questione che dobbiamo porci è quella di stabilire il perché, proprio oggi, si senta l’esigenza di sperimentare uno strumento di questo tipo e perché, invece, nel recente passato non si avvertiva né la necessità né l’opportunità di qualcosa del genere. Tra l’altro è un’iniziativa meritoria quella del Comune di San Cesario, visto che non mi risulta che vi siano progetti simili sul territorio circostante dei comuni vicini, sebbene gli sportelli Anticrisi siano piuttosto diffusi in realtà diverse dalla provincia di Lecce. Dunque, i motivi per cui uno sportello di questo tipo può esistere oggi, e anzi appare necessario, mentre non lo era fino a pochi anni fa, dipende da 2 fattori fondamentali. 1. Un fattore economico-sociale 2. Un fattore giuridico Riguardo al primo fattore, penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che viviamo un periodo di crisi. In maniera più o meno consapevole ci rendiamo conto che non si tratta di una crisi temporanea, ma ormai sistemica e direi strutturale. In passato abbiamo conosciuto numerose crisi “cicliche” (quella del 29, le guerre mondiali, la crisi petrolifera degli anni 70, ecc.). Tuttavia oggi nessuno si aspetta un vero e proprio rimbalzo rispetto all’attuale periodo di stagnazione economica. È come se, perlomeno dal 2008 in poi, si sia entrati in un periodo di declino sostanzialmente irreversibile. La nostra generazione pensa che chi verrà dopo avrà difficoltà maggiori rispetto ai propri genitori e probabilmente ha ragione. Tra l’altro questo è un po' un unicum, perché le generazioni precedenti non pensavano così. In questo senso, l’argomento di cui parleremo meglio dopo, la Rottamazione quinquies, è emblematico. La prima rottamazione risale a 10 anni fa, il 2016. Da allora ne sono seguite diverse e questa è appunto la quinta. 5 condoni fiscali in 10 anni, uno ogni due. Dal mio punto di vista si tratta di una spia molto importante. I governi, non importa di che colore, con questi provvedimenti estemporanei ma continuativi, dimostrano la strutturale inefficienza del sistema fiscale italiano. Il problema è che spesso la toppa rischia di essere peggiore del buco, come vedremo dopo. Tornando alla crisi, ho raccolto un po’ di dati che aiutano a comprendere in che senso oggi viviamo tempi diversi rispetto al più o meno recente passato. Forse è banale dirlo, però si vive e si lavora in maniera radicalmente diversa rispetto agli anni 80 o 90. I fattori sono diversi: - L’aumento del costo della vita Utilizzando i dati ISTAT aggiornati a marzo 2026, il potere d'acquisto di € 1.500 oggi equivale a circa 1.800.000 Lire (o € 930) della fine degli anni '90. In altre parole, chi nel 99 avesse guadagnato € 1500, avrebbe avuto un potere di acquisto pari all’equivalente di € 2.500,00 circa di oggi. E gli stipendi in Italia risultano sostanzialmente invariati rispetto a quel periodo. - L’aumento dei costi quasi esponenziale di alcuni beni Pensiamo, per fare un esempio, al costo di una vettura media oggi. Il confronto tra il mercato automobilistico della fine degli anni '90 e quello odierno (2026) evidenzia un aumento dei prezzi che va ben oltre la semplice inflazione. Sebbene le auto moderne siano infinitamente più sicure e tecnologiche, il loro peso sul bilancio familiare è quasi raddoppiato. Una vettura di classe media (Segmento C, tipicamente una Golf, una Focus, a fine anni '90, per una buona familiare media bastavano circa 25-30 milioni di Lire. Oggi, per la stessa categoria, si parte raramente sotto i 28.000 €. - Lo stesso vale per le case di abitazione. Per comprare un appartamento medio in una grande città: Nel 1999: Servivano circa 6-7 anni di stipendio integrale di un lavoratore medio. Oggi quanto serve? - La precarizzazione del mondo del lavoro. Se non bastasse l’aumento dell’inflazione, c’è inoltre il fatto che spesso i contratti di lavoro sono oggi precari, discontinui, part-time E tutto questo è per quanto riguarda la questione economica generale, che coinvolge qualunque cittadino. - Per un piccolo imprenditore, il confronto tra la fine degli anni '90 e oggi (2026) è forse ancora più spietato di quello che riguarda i lavoratori dipendenti. - Se negli anni '90 il "rischio d'impresa" era compensato da una burocrazia più snella e costi energetici prevedibili, oggi fare impresa in Italia significa navigare in un mare di costi fissi molto più alti. - Ecco i pilastri del cambiamento per una piccola impresa (PMI): o 1. Il Peso della Burocrazia Negli anni '90 la burocrazia era percepita come lenta, ma oggi è diventata un costo industriale vero e proprio. Fine anni '90: Gli adempimenti erano in gran parte cartacei e meno numerosi. La gestione fiscale e amministrativa pesava meno sul tempo totale dell'imprenditore. Oggi (2026): Studi recenti (CGIA Mestre) stimano che la "mala burocrazia" costi alle PMI circa 80 miliardi di euro l'anno. Il 90% delle imprese deve dedicare personale specifico solo per gestire moduli, certificazioni (sicurezza, privacy, ambiente) e scadenze digitali. o 2. Energia e Costi Fissi Il costo per tenere alzata la serranda è esploso, non solo per l'inflazione, ma per la dipendenza dai mercati energetici globali. Energia elettrica: A fine anni '90 il costo dell'energia era stabile e tra i più bassi d'Europa per le imprese. Nel 2026, nonostante gli incentivi governativi, il prezzo medio (PUN) oscilla intorno ai 130-160 €/MWh, costringendo molti piccoli laboratori o negozi a raddoppiare i prezzi finali per non lavorare in perdita. Affitti commerciali: Similmente alle abitazioni, l'affitto di un locale commerciale in una zona di passaggio è aumentato mediamente del 100-150% rispetto a 25 anni fa, mentre il fatturato reale non è cresciuto alla stessa velocità. o 3. Pressione Fiscale. Fine anni '90 si lavorava per lo Stato fino a metà maggio/giugno. Oggi (2026): Il Total Tax Rate (l'incidenza complessiva di tasse e contributi) per una piccola impresa media si attesta intorno al 52-54%. In pratica, un piccolo imprenditore inizia a guadagnare per sé solo dopo la metà di luglio. L'Italia resta tra i paesi con il cuneo fiscale sul lavoro più alto (circa il 47%), rendendo difficilissimo per un artigiano assumere regolarmente un collaboratore. o 4. Il rapporto con la banca era basato sulla conoscenza personale e sul territorio. Le linee di credito erano più accessibili per chi aveva un'attività storica. Oggi: Con le normative europee (Basilea 3 e 4), i criteri per ottenere un prestito sono diventati rigidissimi. o Per non parlare della concorrenza di Amazon, Internet, dei cinesi. o A tutto questo fa da corollario il problema demografico e dell’invecchiamento della popolazione. - Gli effetti quali sono: o Una importante finanziarizzazione dei consumi. Oggi è ormai divenuta una consuetudine quella di acquistare i beni di consumo attraverso il ricorso al credito. Paghiamo a rate non solo l’acquisto della casa, ma anche la vettura, gli elettrodomestici e ultimamente ci si indebita addirittura per le ferie. Tutto questo ha effetti catastrofici sulle finanze personali e famigliari. Lo stesso bene, infatti, viene a costare di fatto almeno il 30 o 40% in più rispetto al suo valore effettivo, a causa di oneri e interessi finanziari. Ma non solo. Acquistare a rate comporta l’illusione di poterci permettere beni che, altrimenti, non sarebbero alla nostra portata. Io vedo in giro sempre più spesso non tanto auto medie, le utilitarie stanno addirittura scomparendo e alcune case automobilistiche le stanno limitando nei loro listini. In compenso ci sono molti SUV. o Tutto questo ha conseguenze gravi, implicando un progressivo impoverimento della popolazione. o C’è sicuramente un problema di educazione finanziaria, che nel nostro piccolo stiamo tentando di affrontare ad esempio con questo incontro. o Ma c’è anche un problema reale: girano oggettivamente meno soldi. La liquidità è poca e, come visto, stipendi e ricavi sono bassi, a fronte di una pressione fiscale insostenibile - Come se ne esce? Se ne esce attraverso il secondo fattore di cui accennavo prima, cioè quello giuridico, che è una novità molto rilevante. In effetti, il legislatore è stato costretto a prendere atto di quanto detto, attraverso numerose riforme che si sono susseguite negli ultimi 20 anni. o Dapprima la riforma del diritto fallimentare del 2005-2006, che ha segnato una svolta epocale mandando in pensione l'impostazione "punitiva" della vecchia legge del 1942, trasformando il fallimento da una sorta di "morte civile" dell'imprenditore a uno strumento di gestione della crisi. o Poi la legge 3 del 2012 che ha aperto anche ai privati e ai piccoli imprenditori la possibilità di accedere a procedure di risanamento del debito o Infine il nuovo codice della crisi, entrato in vigore il 15 luglio 2022 che ha unificato la legge fallimentare e la legge 3 in un unico strumento.

Fonte: Resentazione dello Sportello Anti-Crisi presso Comune di San Cesario di Lecce



Pubblicato da:


Antonio Maria Manco

Tributario e Crisi d'impresa-Sovraindebitamento




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