Mi occupo di contenzioso tributario dal 2015, avendo all'attivo numerosi giudizi con impugnazione di avvisi di accertamento e di cartelle di pagamento. I risultati raggiunti nel tempo sono stati molto spesso ottimi, grazie a sentenze delle Corti di Giustizia tributaria favorevoli ai contribuenti miei assistiti. Ho frequentato la Scuola di alta formazione e specializzazione dell’avvocato tributarista dell’UNCAT. Negli ultimi 4 anni ho approfondito in maniera specifica gli istituti della TRANSAZIONE FISCALE, avendo anche scritto 3 manuali sull'argomento e diversi articoli giuridici su testate nazionali.
Informazioni generali
Avvocato del foro di Lecce, ho maturato la mia esperienza occupandomi per anni di Crisi d’impresa e risanamento dei debiti in favore di consumatori e aziende, nonché di contenzioso tributario. Ho frequentato la Scuola di alta formazione e specializzazione dell’avvocato tributarista dell’UNCAT. Dal 2018 ho la qualifica di Gestore della crisi da sovraindebitamento. Ho scritto articoli in materia tributaria per riviste giuridiche telematiche. Sono autore di manuali in materia di risanamento dei debiti tributari e di accordi con il Fisco per case editrici nazionali. Sono stato relatore in convegni patrocinati da Ordini professionali
Esperienza
Sono abilitato come Gestore della crisi e del Sovraindebitamento dal 2018 e ho gestito numerosi incarichi che mi sono stati affidati sia da parte di OCC che direttamente dal Tribunale. Sono inoltre quasi 10 anni che gestisco in maniera assidua e continuativa fascicoli di Crisi d'impresa e Sovraindebitamento in qualità di Advisor (cioè di avvocato di parte) e ho all'attivo numerose Sentenze di omologa di piani di risanamento dei debiti sia per privati che per imprese.
Mi occupo di contenzioso bancario da diversi anni. Ho gestito e risolto numerose controversie dalla parte di cittadini e imprese nei rapporti con banche e finanziarie. I risultati principali hanno riguardato opposizioni a decreti ingiuntivi bancari, saldi e stralcio, recupero di interessi non dovuti, contestazione di anomalie contrattuali, anatocismo e riabilitazione creditizia.
Altre categorie
Aste giudiziarie, Diritto commerciale e societario, Fusioni e acquisizioni, Fallimento e proc. concorsuali.
Credenziali
Il Piano Nazionale IMPRESA 4.0 - Opportunità per le imprese, per i professionisti, per il Sud
Sede della Provincia di Lecce - 12/2019Il Piano Nazionale Impresa 4.0 è un'importante occasione di crescita per le imprese (piccole, medie e grandi) e i professionisti italiani. Le aziende sono incentivate, con importanti aiuti economici, a competere sui mercati nazionali ed esteri, attraverso l'innovazione tecnologica ed attività di ricerca e sviluppo. Le imprese del Sud hanno tutte le caratteristiche per agganciare il treno della nuova industrializzazione, ma proprio nel Mezzogiorno il piano di incentivi è ancora molto poco conosciuto. Da qui deriva l'importanza e l'urgenza di un evento quale il convegno "IL PIANO NAZIONALE IMPRESA 4.0 - Opportunità per le imprese, per i professionisti, per il Sud", nel quale verranno illustrate le principali misure previste dal Piano di incentivi, senza trascurare lo spirito, i principi e gli istituti che lo fondano. L'evento si terrà il prossimo venerdì 6 dicembre 2019 presso l'Auditorium del Museo Provinciale "Sigismondo Castromediano" di Lecce, dalle ore 15.00 alle ore 18.00, Il convegno ha il Patrocinio di - Confindustria Lecce; - Provincia di Lecce - Salento d'Amare; - UNINT - Università degli Studi Internazionali di Roma. E' inoltre accreditato presso l'Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Lecce (n°3 crediti formativi agli iscritti). PROGRAMMA 14:45 - Registrazione partecipanti; 15:00 - Saluti ed apertura lavori: On.le Andrea CAROPPO, Parlamentare europeo e Commissario ITRE (Commissione Industria, Energie e Ricerca); Avv. Loredana CAPONE, Assessore alla Regione Puglia, con delega all'Industria turistica e culturale, Gestione e valorizzazione dei beni culturali; Ing. Alessandro DELLI NOCI, Vicesindaco del Comune di Lecce con delega alla programmazione strategica, lavori pubblici, innovazione tecnologica; Dott. Giancarlo NEGRO, Presidente di Confindustria Lecce; Dott. Stefano MINERVA, Presidente della Provincia di Lecce; Dott. Giuseppe VENNERI, Presidente dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Lecce; Dott. Fabio CORVINO, Presidente della Fondazione Messapia - Fondazione dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Lecce 16:00 - Cos'è il Piano Nazionale Impresa 4.0. Il quadro normativo. La Patent Box / Avv. Antonio MANCO, Avvocato tributarista; 16:30 - Startup e PMI innovative - semplificazione amministrativa ed agevolazioni fiscali / Prof. Avv. Vincenzo CARBONE, Docente a contratto di Diritto Tributario Internazionale e disciplina doganale presso Università degli Studi Internazionali di Roma; 17:00 - Iper e Superammortamento. Il Credito d'imposta R&S (ricerca e sviluppo) / Prof. Dott. Pier Luigi GIANNACHI, Docente presso IISS Cezzi De Castro Moro, Maglie (LE), Commercialista e Revisore contabile; 17:30 - Nuova Sabatini. Il Fondo di garanzia ed incentivi alla competitività / Dott. Antonio CAGNAZZO, Commercialista e Revisore contabile; 18:00 - Il ruolo dei professionisti. Valutare e certificare l'innovazione tecnologica / Ing. Luigi MANCO, Dottore di ricerca in Ingegneria dei sistemi complessi presso Università degli Studi del Salento; 18:30 - Saluti finali
Sospesa iscrizione di ipoteca da parte di Agenzia delle Entrate Riscossione
Sentenza Tribunale LecceIl nostro Cliente riceveva una comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria da parte di Agenzia delle Entrate Riscossione, per un debito di € 24.000,00. È stata così contestata la mancata notifica degli atti prodromici, la prescrizione dei crediti, la decadenza del potere di riscossione e diversi vizi formali degli atti. A fronte del rischio di vedere ipotecati i propri beni per un debito contestato, il ricorrente ha richiesto in via d’urgenza la sospensione dell’efficacia esecutiva degli atti, evidenziando come l’iscrizione ipotecaria sarebbe risultata illegittima qualora, a seguito del ricalcolo, il debito fosse sceso sotto la soglia di legge di € 20.000. RISULTATO COMPLESSIVO: Con provvedimento del Giudice del Lavoro dell’1 febbraio 2023, sono stati raggiunti i seguenti risultati: Sospensione della procedura ipotecaria: Il Giudice ha inibito ad Agenzia delle Entrate Riscossione di procedere all’iscrizione ipotecaria basata sulla comunicazione impugnata. Riconoscimento del “Periculum in Mora”: Il Tribunale ha ritenuto sussistente il rischio di un danno grave in ragione dell’entità dell’importo richiesto.
Annullato accertamento IMU con risparmio di € 9.000,00
Sentenza del 06/02/2024 n. 264/2024 - Corte Giustizia Tributaria 2° PugliaCapita ormai sempre più spesso: alcuni Comuni, per fare cassa e aumentare le entrate tributarie, convertono alcune zone agricole in aree edificabili. Ciò consente di aumentare artificialmente il valore dei terreni, grazie all’aumento di IMU e TASI a carico dei cittadini. Al contempo, per i proprietari dei terreni, la nuova lottizzazione spesso non cambia nulla, permanendo l’impossibilità pratica di realizzare edifici o costruzioni di alcun tipo. Infatti, all'ampliamento delle aree edificabili previsto dal Piano Regolatore Generale, spesso non corrispondono i necessari “Strumenti di attuazione”. In tali casi, oltre al danno c’è la beffa: i terreni rimangono inedificabili ma vengono comunque tassati come se lo fossero. Come difendersi, dunque, in tali situazioni? La cosa più logica sarebbe quella di impugnare il regolamento comunale dinanzi al TAR. Tuttavia ciò comporta tempistiche molto strette e costi quasi proibitivi per il normale cittadino. Un'altra strada è quella dell’impugnazione dei singoli avvisi di accertamento che vengono notificati al proprietario dei terreni, per IMU e TASI non pagate. È ciò che abbiamo appunto fatto per un’azienda cliente dello studio. L’impresa aveva accumulato oltre 60.000 euro di debito con un Comune salentino a causa di imposte sugli immobili relative agli anni fra il 2018 e il 2024. I terreni in questione, pur formalmente edificabili, risultavano inutilizzabili per diverse ragioni, fra le quali l’assenza di un piano regolatore particolareggiato e la presenza di diversi vincoli paesaggistici. Nonostante i tentativi di mediazione, il Comune non aveva ceduto alle richieste di revisione dei valori dei terreni e, a un certo punto, aveva notificato gli avvisi di accertamento. Fino ad allora l’amministrazione locale aveva sempre avuto ragione dei proprietari che avevano provato a contestare la lottizzazione dei terreni nell’area, grazie a sentenze che avevano sempre giustificato le pretese comunali. Nonostante i pronostici sfavorevoli, l’azienda ha comunque contestato gli avvisi di accertamento e ha tenuto duro nonostante le prime sconfitte. Alla fine, con sentenza d’appello n. 4186/2024, la Corte di giustizia pugliese di secondo grado ha rideterminato il valore dei terreni edificabili in € 5/mq (a fronte degli € 30/mq richiesti dal Comune), riducendo notevolmente il valore venale dei beni e, quindi, gli importi dovuti. A seguito della sentenza d’appello il nostro Studio si è nuovamente messo in contatto diretto con l’amministrazione comunale ed ha così individuato un percorso condiviso, al fine di adeguare, sia per il passato che anche per il futuro, gli importi da versare ogni anno per IMU e TASI. Il risparmio conseguente a tale strategia è stato notevole: a parte la riduzione dell’IMU per circa € 9.000, collegata all’avviso di accertamento impugnato, (il Comune chiedeva oltre 13.000 euro), il cliente ha avuto vantaggi fondamentali soprattutto in prospettiva futura. Infatti, a seguito della sentenza favorevole, è stato possibile modificare stabilmente, anche per gli anni di imposta successivi, le pretese creditorie dell’Ente comunale.
Annullato avvisto di accertamento fiscale fondato su verifiche della G
Sentenza del 18/06/2025 n. 1923/2025 - Corte di Giustizia Tributaria di 2° della PugliaLa nostra Assistita era stata coinvolta in una complessa e delicata vicenda giudiziaria, con gravi profili sia a livello penale che tributario, scaturita da un’indagine della Guardia di Finanza relativa a una presunta frode nel settore dei prodotti petroliferi. L’ipotesi accusatoria sosteneva che la contribuente avesse partecipato a un sistema di distrazione di gasolio agricolo a tassazione agevolata per usi non consentiti, basandosi principalmente su documentazione extracontabile (foglietti manoscritti) rinvenuta presso una società terza. Su tali basi, l’Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di accertamento per l’anno 2014, contestando l’omessa dichiarazione di ricavi derivanti dalla presunta rivendita in nero del carburante. Dopo una decisione sfavorevole in primo grado, la strategia difensiva in appello ha puntato a scardinare l’intero impianto accusatorio, evidenziando l’assoluta carenza di prove dirette, l’illegittimità delle verifiche effettuate e, soprattutto, la palese contraddizione tra la pretesa del Fisco e l’effettiva realtà aziendale. Fondamentale è stato il coordinamento con il parallelo procedimento penale, che ha permesso di dimostrare l’infondatezza dei fatti contestati anche in sede tributaria. RISULTATO COMPLESSIVO: L’esito del giudizio dinanzi alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Puglia ha sancito la piena vittoria della nostra Assistita, con i seguenti risultati rilevanti: Riforma totale della sentenza di primo grado: La Corte ha accolto integralmente l’appello, ribaltando il precedente verdetto negativo e annullando definitivamente l’atto impositivo impugnato. Annullamento del debito fiscale: La contribuente è stata liberata da ogni pretesa relativa a IRPEF, Addizionali, IVA e contributi INPS per l’annualità 2014, cancellando sanzioni e interessi originariamente richiesti dall’Ufficio. Efficacia del giudicato penale: È stata recepita con successo l’assoluzione con formula piena (“perché il fatto non sussiste”) ottenuta in sede penale, stabilendo l’inesistenza della frode contestata e l’assenza di condotte illecite da parte della contribuente. Riconoscimento della corretta gestione aziendale: I giudici hanno confermato che i prelievi di gasolio agricolo erano del tutto coerenti con l’estensione dei terreni e le colture effettivamente praticate, smentendo l’ipotesi di rivendita in nero. Inutilizzabilità delle prove dell’Ufficio: È stata accolta l’eccezione di inutilizzabilità delle memorie depositate tardivamente dall’Agenzia delle Entrate, impedendo che argomentazioni fuori termine potessero influenzare il giudizio. Riconoscimento dell’autotutela: La difesa ha ottenuto che la Corte valorizzasse l’annullamento in autotutela già operato dall’Ufficio per l’anno d’imposta precedente sulla scorta dei medesimi fatti, rafforzando la prova dell’illegittimità dell’azione amministrativa.
Compensati crediti da Superbonus con debiti fiscali. Agenzia delle Entrate condannata
Sentenza del 19/02/2026 n. 332/2026 - Corte Giustizia Tributaria 1° LecceLa questione nasce da un problema comune a molte imprese: il diniego di compensazione. In parole semplici, accade quando un’azienda cerca di pagare le proprie tasse (o le rate di un debito con lo Stato) usando i crediti del Superbonus che ha acquisito, ma l’Agenzia delle Entrate scarta il pagamento (modello F24), sostenendo che non sia valido. In sintesi, i problemi principali riguardano: La natura del credito: L’Agenzia spesso sostiene che i crediti “agevolativi” (come il Superbonus) non possano essere usati per pagare debiti iscritti a ruolo (cartelle esattoriali). L’impugnabilità dell’atto: Spesso l’ufficio sostiene che lo “scarto” del modello F24 sia solo un avviso tecnico e non un atto contro cui il cittadino può fare ricorso. La recente sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di Lecce (n. 332/2026) ha da quindi dato ragione al nostro cliente, autorizzando la compensazione dei debiti fiscali dell’azienda con crediti da Superbonus che questa aveva precedentemente acquistato. RISULTATO COMPLESSIVO Ecco i punti chiave e i risultati ottenuti a favore dell’azienda cliente: Diritto al ricorso garantito: È stato stabilito che lo scarto di un modello F24 relativo al Superbonus è un atto impugnabile davanti a un giudice. Il cittadino ha il diritto di difendersi perché quel rifiuto impedisce di utilizzare un’agevolazione fiscale spettante. Pieno utilizzo dei crediti edilizi: I giudici hanno confermato che la legge permette di compensare i debiti fiscali anche con i crediti del Superbonus. Non esiste una distinzione che ne impedisca l’uso per pagare le tasse o le rate di debiti precedenti. Salvaguardia di chi sta pagando a rate: Se un’azienda ha un piano di rateazione attivo e lo sta pagando regolarmente, l’Agenzia non può bloccare la compensazione con i crediti d’imposta. La regolarità dei pagamenti prevale sui blocchi generici. Vittoria contro la “burocrazia informatica”: Se un pagamento viene inviato entro la scadenza (es. il 31 dicembre) ma il sistema dell’Agenzia lo registra qualche giorno dopo a causa di festività, il pagamento è considerato valido e tempestivo. Il ritardo tecnico del computer non può ricadere sul contribuente. Principio di Coerenza (Affidamento): Se l’Agenzia delle Entrate ha accettato in passato il pagamento delle prime rate con i crediti Superbonus, non può improvvisamente cambiare idea per le rate successive senza una valida ragione di legge. Annullamento degli atti illegittimi: i giudici tributari hanno annullato i provvedimenti di scarto dell’Agenzia, convalidando i pagamenti effettuati dai contribuenti e ristabilendo la legalità della loro posizione fiscale.
Lecce, tagliati i debiti di una mamma: aveva pagato gli studi del figlio
Tele NorbaSoluzione di un caso di sovraindebitamento su Telenorba
Banche corresponsabili: debito ridotto di due terzi dal tribunale
Rai NewsIl tribunale ha ridotto da 150mila a 50mila euro la somma dovuta da una donna, separata e con un figlio a carico, schiacciata dai debiti accumulati nel corso degli anni. Gli istituti di credito non avrebbero dovuto concedere altri prestiti
Accumula 150mila euro di debiti per crescere il figlio da madre separata: il giudice ne annulla 100mila. "Banche corresponsabili"
La RepubblicaUn debito di 150mila euro, accumulato negli anni, aveva messo economicamente in ginocchio una dipendente dell’ASL di Lecce. La donna, a seguito di una dolorosa separazione coniugale, era stata costretta ad affrontare, quasi in completa solitudine, la crescita del figlio minore. L’esigenza di acquistare una nuova casa per sé ed il proprio bambino aveva comportato, per l’infermiera, l’accensione di un mutuo ipotecario. Ben presto, però, si erano accumulati altri finanziamenti, che l’infermiera aveva richiesto per pagare asili nido, babysitter e numerose altre spese finalizzate all’accudimento del figlio durante le lunghe ore di assenza da casa della madre lavoratrice. Ben presto il modesto stipendio era cominciato ad essere insufficiente per il pagamento delle rate mensili e, ad ogni minimo imprevisto, la donna si è sempre più arretrata nei proprio debiti. Era così Iniziato l’inferno dei pignoramenti, culminati con la vendita in asta della casa, il cui ricavato, tuttavia, non era comunque risultato sufficiente per risolvere i problemi economici della donna. Dopo aver perduto la propria abitazione, infatti, l’infermiera si ritrovava ancora gravata da un debito di ben 150 mila euro, impossibile da ripagare. Senza più neppure una casa propria, con i costi di affitto ed uno stipendio ridotto all’osso a causa di cessione del quinto e pignoramenti vari, la donna era ormai costretta a vivere al di sotto dei limiti di povertà. La penosa condizione si è però fortunatamente risolta grazie ad un piano d risanamento dei debiti predisposto dall’avvocato Antonio Manco, omologato dal Tribunale di Lecce. Il piano ha previsto lo stralcio di ben 100 mila euro e la possibilità per la donna di pagare i residui 50.000 euro in rate mensili sostenibili. Il Giudice ha dunque ritenuto la debitrice meritevole di esdebitazione una volta adempiuto il piano; viceversa, gli istituti bancari sono stati giudicati corresponsabili per la situazione di sovraindebitamento della istante, ciò anche a causa dei troppi prestiti personali erogati e delle numerose rinegoziazioni dei contratti che hanno comportato la crescita incontrollata dei costi finanziari.
Decreto ingiuntivo revocato: debito ridotto da 19.000 € a 5.500 €
1/2026La Banca chiede somme eccessive. Il Giudice abbatte il debito e “punisce” l’istituto con condanna a pagare le spese. Le somme richieste dalla Finanziaria col decreto ingiuntivo, circa 19.000 euro, erano molto più alte del dovuto. È quanto ha stabilito una recente sentenza del Giudice di Lecce, che ha abbattuto il debito di un cittadino a soli 5.500 euro e condannato la banca al pagamento delle spese di lite. LECCE – La vicenda appare quantomai frequente e tristemente attuale: a causa di vicissitudini lavorative e famigliari, un uomo leccese si era arretrato nel pagamento delle rate di un finanziamento, pur avendo onorato per anni il proprio debito. Già dopo il primo mese, l’uomo si era così ritrovato tartassato di telefonate da parte delle agenzie di recupero crediti: per la finanziaria, infatti, non era tollerabile alcun ritardo e a nulla erano serviti i tentativi del debitore di trovare, con la società, un accordo che gli consentisse di rientrare gradualmente delle rate scadute. Per il debitore, ben presto gli eventi precipitavano: dapprima gli veniva recapitata la lettera raccomandata con la revoca del finanziamento e, nel giro di pochi mesi, riceveva la notifica di un decreto ingiuntivo con il quale la banca richiedeva il pagamento di oltre 19.000 euro fra capitale, interessi e spese legali. Un vero incubo, anche perché l’uomo non si capacitava delle ragioni di un debito così elevano nonostante egli avesse versato alla banca, per anni, rate su rate. Il malcapitato, decideva quindi di rivolgersi allo studio dell’avvocato Antonio Maria Manco, di Galatina. Grazie ad una preliminare perizia econometrica, venivano riscontrate alcune gravi anomalie contrattuali nel rapporto con la finanziaria. Per tali ragioni l’uomo decideva, insieme al proprio legale, di proporre opposizione al decreto ingiuntivo. Alla fine, il Tribunale di Lecce ha dato pienamente ragione al debitore. Con Sentenza n. 3017 del 28 ottobre 2025, il Giudice leccese ha revocato il decreto ingiuntivo e, alla luce di quanto emerso dalla consulenza tecnica d’ufficio, ha ridotto a circa 5.500 euro il debito complessivo, con condanna della banca al pagamento delle spese legali e di CTU. La vicenda dimostra l’importanza di non dare per scontate le pretese creditorie di banche e finanziarie e di effettuare sempre gli opportuni accertamenti. Per i debitori che vogliano difendere i propri diritti in maniera adeguata, sono però fondamentali due accorgimenti: è innanzitutto importante munirsi di una seria valutazione tecnica dei documenti, possibilmente attraverso una buona perizia econometrica e, ovviamente, procedere entro e non oltre 40 giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo, come previsto dalla legge.
Salvare il patrimonio del debitore grazie al Piano del consumatore
1/20261. Il Sovraindebitamento del Consumatore Il sovraindebitamento si verifica quando l’elemento passivo (i debiti) risulta preponderante rispetto agli asset positivi. Nello specifico, si tratta dello squilibrio tra il patrimonio (presente e futuro) che il debitore può ragionevolmente conferire ai creditori e le posizioni debitorie da estinguere. L’attivo può essere costituito da: Crediti presenti e futuri: stipendi, tredicesime, TFR. Patrimonio fisico: inclusa la casa di abitazione. Nel caso dei “Consumatori” (ovvero di chi contrae debiti per scopi extralavorativi: ovvero, principalmente, lavoratori subordinati e pensionati), la gestione e le soluzioni al sovraindebitamento possono avere logiche e strumenti specifici. 2. La dinamica dell’indebitamento e i “Documenti Rivelatori” La crisi finanziaria del Consumatore segue spesso un percorso ripetitivo e insidioso: La sequenza tipica del sovraindebitamento del consumatore: Si inizia con un mutuo, poi prestiti per ristrutturazione o arredo, seguiti da cessioni del quinto, deleghe e infine carte revolving con tassi d’interesse crescenti (dal 3-5% del mutuo a tassi altissimi). Ovviamente non sempre è così, tuttavia è questa una dinamica piuttosto diffusa. Il conflitto d’interessi: Le banche, pur essendo obbligate a rispettare il merito creditizio, spingono talvolta i clienti verso situazioni di insolvenza per logiche di grandi numeri. I documenti chiave: Per riconoscere e analizzare la situazione di sovraindebitamento del consumatore, i documenti essenziali sono le Buste paga e l’Obis M (certificato di pensione). Questi strumenti permettono di distinguere il vero sovraindebitamento dalle situazioni gestibili con alternative diverse. 3. Come Salvare il Patrimonio del Consumatore Contrariamente a quanto si crede, la vendita del patrimonio non è sempre inevitabile. Il Piano del Consumatore: Chi contrae debiti per motivi di consumo dispone di questo strumento specifico, che permette di ristrutturare il debito in modo “privilegiato” rispetto ad altre categorie. La regola della “Migliore Alternativa”: Per salvare la casa, la proposta deve essere migliorativa rispetto all’alternativa liquidatoria. Bisogna dimostrare che, se il piano non venisse omologato, i creditori riceverebbero meno dalla vendita forzata del bene rispetto a quanto offerto nel piano. 4. Fattori Critici e Valutazione Legale La salvaguardia del patrimonio e l’accesso alle misure dipendono da diversi fattori tecnici e comportamentali: La Meritevolezza: Viene valutata la diligenza del debitore nell’assumere i debiti e la ragionevole prospettiva iniziale di poter adempiere. Cause Sopravvenute: Si analizzano i motivi che hanno reso impossibile il pagamento (es. problemi familiari o di salute). Trasparenza Patrimoniale: Sono oggetto di scrutinio gli atti dispositivi degli ultimi 5 anni, le eredità non accettate e le potenziali manovre elusive (come separazioni coniugali fittizie o riconoscimenti di debito sospetti). Sostentamento Familiare: Nella formulazione del piano, viene data priorità alle spese necessarie per una vita dignitosa della famiglia. 5. Casi Speciali e Assistenza Esdebitazione dell’incapiente: Misura destinata a chi non ha alcun attivo da offrire ai creditori. Rapporto con le esecuzioni: Il piano può fermare le procedure esecutive e i pignoramenti in corso. Gratuito Patrocinio: In presenza dei requisiti di reddito, è possibile accedere a queste procedure con l’assistenza legale a carico dello Stato. Tuttavia non rientrano nel G.P. le spese per OCC. In conclusione, il debito funziona come le “sabbie mobili”. In presenza di segnali di crisi (notifica di pignoramenti o uso eccessivo di carte revolving), è fondamentale fermarsi, evitare azioni d’impulso e affidarsi a una consulenza qualificata (e possibilmente non a Banche o Finanziarie) per analizzare il merito creditizio e le opzioni che offre la legge.
Il sovraindebitamento del Consumatore: dinamiche e soluzioni
1/2026Parliamo di un filone specifico del sovraindebitamento, quello del Consumatore: di colui cioè che contrae i proprio debiti per scopi estranei all’esercizio dell’attività di impresa o professionale. I debiti contratti da lavoratori subordinati e da pensionati sono, quasi per definizione, di questo tipo: debiti da consumo, cioè legati ad acquisti di beni e servizi per ragioni di tipo personale e famigliare. Perché, dunque, un lavoratore subordinato può trovarsi in una situazione di sovraindebitamento? Perché, a un certo punto, qualcuno che ha un reddito tendenzialmente fisso rischia di scivolare in una situazione di insostenibilità finanziaria? Non esiste un’unica risposta, ovviamente, e i casi della vita possono essere davvero tanti: possono verificarsi situazioni straordinarie come perdita di lavoro, malattie improvvise, separazioni coniugali, incidenti di ogni tipo… Tuttavia, se dobbiamo ragionare da un punto di vista statistico, le situazioni più frequenti sono abbastanza ripetitive. Prima un mutuo. Poi un prestito, magari due. Poi una cessione del quinto dello stipendio. Poi una delega. Poi le carte revolving… Spesso i debiti del dipendente, pubblico o privato, sono in gran parte di origine bancaria (al contrario di quanto accade invece per le aziende) e nascono (in alcuni casi) da un eccesso di sicurezza e dal barattare il presente con il futuro. Si compra la casa di abitazione con un mutuo, ma i soldi non bastano. Ne servono altri per ristrutturare l’immobile, per arredarlo. Poi serve denaro per acquistare una vettura che magari non ci si può permettere e lo si fa naturalmente con un finanziamento. A questo punto la dinamica diventa diabolica, quasi inesorabile: lo spazio dello stipendio necessario per vivere dignitosamente diventa troppo piccolo e si alimenta il debito con il debito. È interessante notare come ogni nuovo rapporto tenda ad avere interessi e costi sempre maggiori: dal mutuo, con tassi al 3-5%, si passa alle carte revolving, con tassi altissimi, vicini al 15% o anche superiori. Nel mezzo si ricorre, normalmente, a prestiti, cessioni e deleghe, anch’essi aventi TAEG progressivamente superiori. Nel giro di poco tempo la vita diventa insostenibile e lo stipendio è quasi tutto occupato da rate e trattenute. Ovviamente a un certo punto diventa impossibile pagare tutto e comincia il percorso di disgregazione, economica e personale: rate non pagate, decadenza dal beneficio del termine e quindi recuperi credito e decreti ingiuntivi. Naturalmente non è sempre tutto così automatico e le variabili rispetto a tale narrazione possono risultare numerose. Il problema psicologico del consumatore sovraindebitato Il problema principale, in molti casi, non è di tipo economico ma psicologico ed esistenziale. La situazione di indebitamento si aggrava progressivamente in virtù non di processi economici inevitabili, bensì a causa di disagio personale, paura di ammettere i propri errori e quindi di chiedere aiuto, terrore per la possibile disapprovazione sociale e da parte di parenti e amici. Scattano così dinamiche psicologiche molto particolari: tentativi di minimizzare e dissimulare il problema, e di nasconderlo al coniuge e ai figli; la paura di perdere la casa di abitazione; il desiderio rimandare il peggio attraverso sempre nuovi finanziamenti che finiscono per aggravare sempre di più l’indebitamento. Attenzione perché indebitarsi senza la ragionevole prospettiva di poter adempiere alle proprie obbligazioni potrebbe essere un grosso ostacolo in termini di meritevolezza rispetto al beneficio dell’esdebitazione. La legge incoraggia l’emersione dalla crisi non solo per le imprese ma anche per i consumatori. Tuttavia è importante agire quanto più tempestivamente possibile, vincendo la naturale ritrosia che molti hanno di affrontare il problema finanziario attraverso professionisti competenti nel settore. I sintomi del sovraindebitamento Perché è fondamentale conoscere le dinamiche e le situazioni appena descritte? Perché consente di riconoscere quelli che sono i sintomi tipici di condizioni di crisi finanziaria che possono condurre (o che già manifestano) situazioni di sovraindebitamento. In altre parole, se qualcuno è gravato da: Cessioni del 5, deleghe di pagamento, trattenute sullo stipendio Notifica Decreti ingiuntivi Pignoramenti Uso di Carte revolving è un potenziale soggetto sovraindebitato. Ciò non significa che siano automaticamente a lui applicabili le norme a tutela del consumatore previste dal Codice della Crisi. Tuttavia è importante riconoscere in tali dati come elementi significativi, da affrontare con sincerità e, magari, con un certo coraggio. Come avviene in ambito medico, trascurare i sintomi significa aggravare la malattia e rischiare di rendere cronica una situazione altrimenti recuperabile. La Legge fornisce alcuni strumenti molto utili e “potenti”, come il piano del consumatore, che però vanno utilizzati per tempo e con un approccio serio e, per quanto possibile, sereno. Quindi, un avvertimento: in presenza degli indici anzidetti, è il caso di fermarsi a riflettere e non agire d’impulso. Il debito funziona come le sabbie mobili: comportarsi in maniera scomposta, senza una reale assistenza, può trascinarci sempre più giù e a un certo punto diventa difficilissimo risollevarsi. Il conflitto di interessi delle Banche Infine, è decisivo sapere che l’aiuto non sempre può provenire da Banche e Finanziarie. Tali soggetti sono spesso in conflitto di interessi rispetto al cliente-consumatore. Infatti, sebbene sarebbero tenuti a fornire una consulenza professionale e qualificata in materia finanziaria, molto spesso ciò non avviene, e tali enti talvolta violano la legge che impone loro di concedere finanziamenti nel rispetto del il c.d. merito creditizio. Banche e consulenti finanziari guadagnano grazie all’erogazione di denaro dal quale percepiscono interessi e commissioni e, dunque, si trovano in una posizione speculare rispetto al loro cliente. Ne deriva che i rispettivi interessi non coincidono: la banca vuole ottimizzare le proprie entrate mentre il cliente dovrebbe puntare a minimizzare la propria esposizione debitoria e il costo del credito. È pertanto un errore sperare di risolvere le proprie situazioni finanziarie attraverso il mero ricorso al credito e su questo alcuni giudici non perdonano.
La tutela del debitore nelle aste giudiziarie
IMMOBILI e FINANZA - Sviluppo e tutele patrimoniali - 1/2026Come salvare il patrimonio immobiliare degli italiani, tutelandolo da inflazione, normative “green”, creditori e passaggi generazionali. Un convegno a Lecce tenta di fare chiarezza. Il 17 novembre si terrà a Lecce, Torre del Parco, un convegno dal titolo “Immobili e finanza”, aperto a operatori del settore e a semplici cittadini. *** Nel nostro Paese si è sempre investito in maniera considerevole nell’ambito del “mattone”. Il Rapporto Federproprietà-Censis, datato 12 dicembre 2022, certifica come gli italiani siano un popolo di proprietari. Il 70,8% delle famiglie italiane è proprietario della casa in cui vive (e il 28,0% di queste è proprietario di altri immobili). In effetti, l’Italia è uno dei Paesi con il più alto numero di proprietari di abitazioni: la proprietà immobiliare è un fattore costitutivo della nostra società, inscritto nel dna degli italiani. La proprietà non è una prerogativa solo dei benestanti: nel quinto delle famiglie più povere, il 55,1% è proprietario dell’abitazione in cui vive e la percentuale aumenta via via fino all’83,9% tra le persone più abbienti. La percentuale di famiglie proprietarie è più elevata tra le coppie con figli (73,9%) e tra i residenti nelle piccole città (il 76,1% nei comuni piccolissimi, fino a 2.000 abitanti, e il 74,3% in quelli con un’ampiezza demografica tra 2.000 e 10.000 abitanti). Inoltre, secondo l’indagine realizzata dal Censis, per il 91,9% degli italiani la casa è un rifugio sicuro, soprattutto dopo l’esperienza del Covid. L’89,7% si sente tranquillizzato dal fatto di essere proprietario dell’abitazione in cui vive. Per l’83,1% la casa riflette anche la propria identità e la propria personalità. E il 54,5% vorrebbe aiutare figli o nipoti ad acquistare la prima casa, perché l’immobile di proprietà resta la pietra angolare della sicurezza economica e esistenziale. Il patrimonio immobiliare degli italiani è tuttavia minacciato da una molteplicità di fattori economici, normativi e culturali. Il valore delle case è destinato infatti a ridursi nel tempo, ciò a causa della perdita di potere di acquisto da parte dei potenziali acquirenti a causa di tassi di interesse fuori controllo e un’inflazione galoppante da ormai almeno due anni. Soprattutto al Sud, poi, si assiste ad un grave calo demografico e ad una età media della popolazione sempre più elevata. Non solo: anche la normativa europea, da ultimo con la direttiva “case green” (con la quale si intende ridurre del 55% entro il 2030 le emissioni nocive rispetto ai livelli del 1990 e raggiungere le emissioni zero entro il 2050, attraverso la riqualificazione del parco immobiliare europeo e il miglioramento dell'efficienza energetica), comporterà costi talvolta proibitivi per i proprietari di case, con conseguente crollo del valore di quelle che non verranno messe a norma. Vi sono poi le problematiche relative all’indebitamento degli italiani ed ai conseguenti rischi di essere esposti ad azioni esecutive da parte di creditori, primi fra tutti banche e fisco. Le case in asta giudiziaria sono in continuo aumento e i creditori sempre più agguerriti. Tuttavia le tutele normative non mancano, per quanto spesso non siano adeguatamente conosciute dai più. Il convegno del 17 novembre intende pertanto fornire alcune risposte alle ampie e complesse domande che si pongono per il presente ed il futuro dei proprietari di immobili in Italia. Le tematiche trattate saranno numerose, ma tutte orientate a fornire chiavi interpretative idonee ad orientarsi fra le non poche difficoltà di cui si è accennato. Interverranno, fra gli altri: - Avv. Rosanna Cafaro, Giudice Onorario Tribunale di Brindisi - Avv. Antonio Tanza, Presidente nazionale ADUSBEF - Patrimonio immobiliare come fonte di reddito. - Avv. Antonio Maria Manco - La tutela del debitore nelle aste giudiziarie - Dott. Massimo Anglana, Notaio in Lecce - Il trust fra luci e ombre - Dott. Guido Zappatore - Cofidi - Finanza Agevolata per l’investimento immobiliare - Dott. Cesare Tarantino, Presidente CRESGA - La difesa del patrimonio come presidio contro l’impoverimento del territorio L’evento è patrocinato da importanti associazioni, sigle e soggetti economici che operano in Provincia di Lecce, fra cui: Kiron, Unipol Sai, Cofidi, Cresga, Metodo Legale, Confimi Industria, il Centro Studio per l’Arbitrato e le ADR. Infine, il convegno - aperto al pubblico – è rivolto sia ad operatori del settore che a semplici cittadini. L’inizio dei lavori è previsto per le ore 17.00.
Crisi & sovraindebitamento le soluzioni che offre la legge
Il sovraindebitamento del Consumatore. Origini e soluzioni - 1/20261. La dinamica tipica dell’indebitamento del consumatore Esistono delle dinamiche, degli strumenti di legge e degli approcci ben precisi. Partiamo dalle dinamiche: perché un lavoratore subordinato può trovarsi in una situazione di sovraindebitamento? Cioè, perché a un certo punto, qualcuno che ha un reddito tendenzialmente fisso rischia di scivolare in una situazione di insostenibilità finanziaria? Non esiste un’unica situazione, ovviamente, e i casi della vita possono essere davvero tanti: possono verificarsi situazioni straordinarie come perdita di lavoro, malattie improvvise, incidenti di ogni tipo… Tuttavia, se dobbiamo ragionare da un punto di vista statistico, le situazioni più frequenti sono abbastanza ripetitive. Prima un mutuo. Poi un prestito, magari due. Poi una cessione del quinto dello stipendio. Poi una delega. Poi le carte revolving… Spesso i debiti del dipendente, pubblico o privato, sono in gran parte di origine bancaria (al contrario di quanto accade invece per le aziende) e nascono (in alcuni casi) da un eccesso di sicurezza e dal barattare il presente con il futuro. Si compra la casa di abitazione con un mutuo, ma i soldi non bastano. Ne servono altri per ristrutturare l’immobile, per arredarlo. Poi serve denaro per acquistare una vettura che magari non ci su può permettere e lo si fa naturalmente con un finanziamento. A questo punto la dinamica diventa diabolica, quasi inesorabile: lo spazio dello stipendio necessario per vivere dignitosamente diventa troppo piccolo e si alimenta il debito con il debito. Se notate, ogni nuovo rapporto tende ad avere interessi e costi sempre maggiori: dal mutuo, con tassi al 3-5% si passa alle carte revolving, con tassi altissimi, passando per prestiti e cessioni del quinto. Nel giro di poco tempo la vita diventa insostenibile e lo stipendio è quasi tutto occupato da rate e trattenute. Ovviamente a un certo punto diventa impossibile pagare tutto e comincia il percorso di disgregazione: rate non pagate, decadenza dal beneficio del termine e quindi recuperi credito e decreti ingiuntivi. Non so se tutto questo vi è in qualche modo famigliare, magari perché conoscete situazioni di questo tipo. A noi capitano frequentemente. Naturalmente non è sempre tutto così automatico e, come dicevo, le variabili a tale “narrazione” possono essere tantissime. Il problema è che qui poi spesso scattano dinamiche psicologiche molto particolari: tentativi di minimizzare o nascondere i problemi a coniuge e figli; il terrore di perdere la casa di abitazione; il rimandare la soluzione con sempre nuovi finanziamenti che finiscono per aggravare sempre di più l’indebitamento. Attenzione perché indebitarsi senza la ragionevole prospettiva di poter adempiere alle proprie obbligazioni potrebbe essere un grosso ostacolo in termini di meritevolezza all’esdebitazione. La legge incoraggia l’emersione dalla crisi non solo per le imprese ma anche per i consumatori. 2. I sintomi del sovraindebitamento: Perché può essere interessante conoscere le situazioni che ho descritto? Perché aiutano a riconoscere quelli che sono i sintomi tipici di condizioni di crisi finanziaria che possono condurre (o che già manifestano) situazioni di sovraindebitamento. In altre parole, se qualcuno ha: o Cessioni del 5, deleghe di pagamento, trattenute sullo stipendio o Notifica Decreti ingiuntivi o Pignoramenti o Uso di Carte revolving Significa che è sovraindebitato? No, ovviamente. Però significa che si è messo su di una brutta china, dalla quale può risultare difficile uscire. Quindi un primo avvertimento: in presenza degli indici che ho detto, è il caso di fermarsi a riflettere e non agire d’impulso. Il debito funziona come le sabbie mobili: comportarsi in maniera scomposta, senza una reale assistenza, può trascinarci sempre più giù e a un certo punto diventa difficilissimo risollevarsi. Oltretutto le banche sono in conflitto di interessi. Sarebbero tenute a fornire una consulenza professionale in materia qualificata in materia finanziaria; la legge le obbligherebbe anche a farlo e a rispettare il c.d. merito creditizio. Però, di fatto, spingono spesso i loro clienti in situazioni che non sono vantaggiose neppure per loro, anche in casi di potenziale alta insolvenza. Perché lo fanno? Bella domanda. Probabilmente ragionano sui grandi numeri e mettono in conto che, dato un certo numero di finanziamenti, una certa quantità potrebbe non essere restituita. Fa parte del gioco. 3. Il problema del patrimonio debitore: Dicevo all’inizio che non solo le dinamiche dell’indebitamento del consumatore tendono ad avere certe caratteristiche “ripetitive”, ma anche la composizione del debito – derivando non da attività lavorativa ma da consumo – è piuttosto riconoscibile, essendo normalmente in gran parte di tipo bancario. Come se ne esce da tali situazioni? È impossibile dirlo in pochi minuti. Possiamo però, anche qui, dare alcuni flash. Il sovraindebitamento si ha, in sostanza, quando l’elemento passivo (i debiti) risulta preponderante rispetto agli asset positivi, cioè a patrimonio, presente e futuro, che il debitore può ragionevolmente conferire ai creditori per estinguere le proprie posizioni debitorie. L’attivo può consistere in crediti futuri (stipendi, tredicesime, TFR) o in patrimonio vero e proprio (compresa la casa di abitazione). Se è così, molti sono portati a dire che è quasi inevitabile vendere il patrimonio per uscire da situazioni di sovraindebitamento. Per il consumatore, di cui parliamo stasera, non è proprio così. Attenzione perché non per tutti i debitori possono applicarsi norme pensate per salvaguardare il patrimonio. Con l’OCC di Rialziamoci Italia abbiamo ottenuto due bei risultati, avendo salvato la casa di abitazione di due lavoratori. Questo non significa che si possa fare tutto. I creditori sono portatori di interessi legittimamente tutelati dalla legge. È dunque importante che la proposta di piano formulata sia migliorativa rispetto all’alternativa liquidatoria. Bisogna cioè ipotizzare il caso in cui, laddove non venisse omologato il piano proposto, il risultato per i creditori sarebbe peggiorativo rispetto a quanto invece esposto nel piano.
Il sovraindebitamento delle Imprese locali
Resentazione dello Sportello Anti-Crisi presso Comune di San Cesario di Lecce - 3/2026Perché la necessità di uno sportello Anticrisi Cercheremo in questo incontro di spiegare cos’è questo sportello e cosa può fare in concreto per aiutare i cittadini che hanno problemi di debiti soprattutto con banche e fisco. In realtà la quantità di informazioni potrebbe comportare la necessità di fare anche più incontri. Prima di tutto penso però che la prima questione che dobbiamo porci è quella di stabilire il perché, proprio oggi, si senta l’esigenza di sperimentare uno strumento di questo tipo e perché, invece, nel recente passato non si avvertiva né la necessità né l’opportunità di qualcosa del genere. Tra l’altro è un’iniziativa meritoria quella del Comune di San Cesario, visto che non mi risulta che vi siano progetti simili sul territorio circostante dei comuni vicini, sebbene gli sportelli Anticrisi siano piuttosto diffusi in realtà diverse dalla provincia di Lecce. Dunque, i motivi per cui uno sportello di questo tipo può esistere oggi, e anzi appare necessario, mentre non lo era fino a pochi anni fa, dipende da 2 fattori fondamentali. 1. Un fattore economico-sociale 2. Un fattore giuridico Riguardo al primo fattore, penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che viviamo un periodo di crisi. In maniera più o meno consapevole ci rendiamo conto che non si tratta di una crisi temporanea, ma ormai sistemica e direi strutturale. In passato abbiamo conosciuto numerose crisi “cicliche” (quella del 29, le guerre mondiali, la crisi petrolifera degli anni 70, ecc.). Tuttavia oggi nessuno si aspetta un vero e proprio rimbalzo rispetto all’attuale periodo di stagnazione economica. È come se, perlomeno dal 2008 in poi, si sia entrati in un periodo di declino sostanzialmente irreversibile. La nostra generazione pensa che chi verrà dopo avrà difficoltà maggiori rispetto ai propri genitori e probabilmente ha ragione. Tra l’altro questo è un po' un unicum, perché le generazioni precedenti non pensavano così. In questo senso, l’argomento di cui parleremo meglio dopo, la Rottamazione quinquies, è emblematico. La prima rottamazione risale a 10 anni fa, il 2016. Da allora ne sono seguite diverse e questa è appunto la quinta. 5 condoni fiscali in 10 anni, uno ogni due. Dal mio punto di vista si tratta di una spia molto importante. I governi, non importa di che colore, con questi provvedimenti estemporanei ma continuativi, dimostrano la strutturale inefficienza del sistema fiscale italiano. Il problema è che spesso la toppa rischia di essere peggiore del buco, come vedremo dopo. Tornando alla crisi, ho raccolto un po’ di dati che aiutano a comprendere in che senso oggi viviamo tempi diversi rispetto al più o meno recente passato. Forse è banale dirlo, però si vive e si lavora in maniera radicalmente diversa rispetto agli anni 80 o 90. I fattori sono diversi: - L’aumento del costo della vita Utilizzando i dati ISTAT aggiornati a marzo 2026, il potere d'acquisto di € 1.500 oggi equivale a circa 1.800.000 Lire (o € 930) della fine degli anni '90. In altre parole, chi nel 99 avesse guadagnato € 1500, avrebbe avuto un potere di acquisto pari all’equivalente di € 2.500,00 circa di oggi. E gli stipendi in Italia risultano sostanzialmente invariati rispetto a quel periodo. - L’aumento dei costi quasi esponenziale di alcuni beni Pensiamo, per fare un esempio, al costo di una vettura media oggi. Il confronto tra il mercato automobilistico della fine degli anni '90 e quello odierno (2026) evidenzia un aumento dei prezzi che va ben oltre la semplice inflazione. Sebbene le auto moderne siano infinitamente più sicure e tecnologiche, il loro peso sul bilancio familiare è quasi raddoppiato. Una vettura di classe media (Segmento C, tipicamente una Golf, una Focus, a fine anni '90, per una buona familiare media bastavano circa 25-30 milioni di Lire. Oggi, per la stessa categoria, si parte raramente sotto i 28.000 €. - Lo stesso vale per le case di abitazione. Per comprare un appartamento medio in una grande città: Nel 1999: Servivano circa 6-7 anni di stipendio integrale di un lavoratore medio. Oggi quanto serve? - La precarizzazione del mondo del lavoro. Se non bastasse l’aumento dell’inflazione, c’è inoltre il fatto che spesso i contratti di lavoro sono oggi precari, discontinui, part-time E tutto questo è per quanto riguarda la questione economica generale, che coinvolge qualunque cittadino. - Per un piccolo imprenditore, il confronto tra la fine degli anni '90 e oggi (2026) è forse ancora più spietato di quello che riguarda i lavoratori dipendenti. - Se negli anni '90 il "rischio d'impresa" era compensato da una burocrazia più snella e costi energetici prevedibili, oggi fare impresa in Italia significa navigare in un mare di costi fissi molto più alti. - Ecco i pilastri del cambiamento per una piccola impresa (PMI): o 1. Il Peso della Burocrazia Negli anni '90 la burocrazia era percepita come lenta, ma oggi è diventata un costo industriale vero e proprio. Fine anni '90: Gli adempimenti erano in gran parte cartacei e meno numerosi. La gestione fiscale e amministrativa pesava meno sul tempo totale dell'imprenditore. Oggi (2026): Studi recenti (CGIA Mestre) stimano che la "mala burocrazia" costi alle PMI circa 80 miliardi di euro l'anno. Il 90% delle imprese deve dedicare personale specifico solo per gestire moduli, certificazioni (sicurezza, privacy, ambiente) e scadenze digitali. o 2. Energia e Costi Fissi Il costo per tenere alzata la serranda è esploso, non solo per l'inflazione, ma per la dipendenza dai mercati energetici globali. Energia elettrica: A fine anni '90 il costo dell'energia era stabile e tra i più bassi d'Europa per le imprese. Nel 2026, nonostante gli incentivi governativi, il prezzo medio (PUN) oscilla intorno ai 130-160 €/MWh, costringendo molti piccoli laboratori o negozi a raddoppiare i prezzi finali per non lavorare in perdita. Affitti commerciali: Similmente alle abitazioni, l'affitto di un locale commerciale in una zona di passaggio è aumentato mediamente del 100-150% rispetto a 25 anni fa, mentre il fatturato reale non è cresciuto alla stessa velocità. o 3. Pressione Fiscale. Fine anni '90 si lavorava per lo Stato fino a metà maggio/giugno. Oggi (2026): Il Total Tax Rate (l'incidenza complessiva di tasse e contributi) per una piccola impresa media si attesta intorno al 52-54%. In pratica, un piccolo imprenditore inizia a guadagnare per sé solo dopo la metà di luglio. L'Italia resta tra i paesi con il cuneo fiscale sul lavoro più alto (circa il 47%), rendendo difficilissimo per un artigiano assumere regolarmente un collaboratore. o 4. Il rapporto con la banca era basato sulla conoscenza personale e sul territorio. Le linee di credito erano più accessibili per chi aveva un'attività storica. Oggi: Con le normative europee (Basilea 3 e 4), i criteri per ottenere un prestito sono diventati rigidissimi. o Per non parlare della concorrenza di Amazon, Internet, dei cinesi. o A tutto questo fa da corollario il problema demografico e dell’invecchiamento della popolazione. - Gli effetti quali sono: o Una importante finanziarizzazione dei consumi. Oggi è ormai divenuta una consuetudine quella di acquistare i beni di consumo attraverso il ricorso al credito. Paghiamo a rate non solo l’acquisto della casa, ma anche la vettura, gli elettrodomestici e ultimamente ci si indebita addirittura per le ferie. Tutto questo ha effetti catastrofici sulle finanze personali e famigliari. Lo stesso bene, infatti, viene a costare di fatto almeno il 30 o 40% in più rispetto al suo valore effettivo, a causa di oneri e interessi finanziari. Ma non solo. Acquistare a rate comporta l’illusione di poterci permettere beni che, altrimenti, non sarebbero alla nostra portata. Io vedo in giro sempre più spesso non tanto auto medie, le utilitarie stanno addirittura scomparendo e alcune case automobilistiche le stanno limitando nei loro listini. In compenso ci sono molti SUV. o Tutto questo ha conseguenze gravi, implicando un progressivo impoverimento della popolazione. o C’è sicuramente un problema di educazione finanziaria, che nel nostro piccolo stiamo tentando di affrontare ad esempio con questo incontro. o Ma c’è anche un problema reale: girano oggettivamente meno soldi. La liquidità è poca e, come visto, stipendi e ricavi sono bassi, a fronte di una pressione fiscale insostenibile - Come se ne esce? Se ne esce attraverso il secondo fattore di cui accennavo prima, cioè quello giuridico, che è una novità molto rilevante. In effetti, il legislatore è stato costretto a prendere atto di quanto detto, attraverso numerose riforme che si sono susseguite negli ultimi 20 anni. o Dapprima la riforma del diritto fallimentare del 2005-2006, che ha segnato una svolta epocale mandando in pensione l'impostazione "punitiva" della vecchia legge del 1942, trasformando il fallimento da una sorta di "morte civile" dell'imprenditore a uno strumento di gestione della crisi. o Poi la legge 3 del 2012 che ha aperto anche ai privati e ai piccoli imprenditori la possibilità di accedere a procedure di risanamento del debito o Infine il nuovo codice della crisi, entrato in vigore il 15 luglio 2022 che ha unificato la legge fallimentare e la legge 3 in un unico strumento.
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