Quando i tempi diventano paritetici: dall'assegno al mantenimento diretto

Divorzio — procedimento in corso




Caso legale: In sede di separazione il padre aveva trasferito alla madre la propria quota della casa, che era così diventata di lei per intero, e versava un assegno per i due figli. Poco tempo dopo i ragazzi, ormai adolescenti e capaci di discernimento, hanno espresso volontà diverse fra loro sui tempi di permanenza: ciascuno prevalentemente con un genitore diverso, con l'effetto che, guardando al nucleo nel suo insieme, i tempi erano diventati sostanzialmente paritetici. Da qui due domande. La prima: quanto pesa la volontà dei figli, quando ridisegna non solo il calendario ma l'assetto economico. La seconda: se, a fronte di redditi allineati e tempi equivalenti, abbia ancora senso un assegno periodico, o non sia più corretto il mantenimento diretto, con l'assegno unico universale ripartito fra i genitori invece che attribuito per intero a uno solo. L'argomento costruito nell'atto è che l'equilibrio economico va misurato sul nucleo nel suo complesso e non figlio per figlio: lasciare l'intero contributo pubblico a una sola parte, in un assetto paritetico, duplica il vantaggio. In concreto: ricostruzione documentale della posizione di entrambi — contratti, dichiarazioni dei redditi e movimenti degli ultimi tre anni, dichiarazione notarile dell'avvenuta cessione della quota — e un calendario di permanenza costruito su quattro settimane tipo per ciascun figlio, depositato insieme al piano genitoriale.



Pubblicato da:


Donatella Bussolati

Avvocato cassazionista — divorzio e separazione: patrimoni familiari e d'impresa




IUSTLAB

Il portale giuridico al servizio del cittadino ed in linea con il codice deontologico forense.
© Copyright IUSTLAB - Tutti i diritti riservati


Privacy e cookie policy