Pubblicazione legale:
Nell’ecosistema digitale contemporaneo, la reputazione online costituisce un bene immateriale di valore pari – se non superiore – alla reputazione tradizionale. Informazioni, commenti, recensioni e contenuti indicizzati dai motori di ricerca possono incidere profondamente sulla sfera professionale, economica e personale di un individuo o di un’impresa. Di conseguenza, la web reputation è divenuta oggetto di crescente attenzione da parte del legislatore europeo e della giurisprudenza, in particolare in relazione al diritto all’oblio e agli strumenti di tutela previsti dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR).
La web reputation comprende l’insieme delle informazioni che circolano online riferite a una persona fisica o giuridica. Non si tratta soltanto di commenti sui social network, ma anche di articoli di stampa, provvedimenti giudiziari, dati personali nei motori di ricerca e contenuti generati dagli utenti sulle piattaforme digitali.
Sul piano giuridico, la reputazione online si intreccia con:
diritto all’identità personale,
diritto alla riservatezza,
tutela della propria immagine,
protezione dei dati personali.
In Italia, oltre alla normativa europea, trova applicazione anche la disciplina civilistica generale, in particolare gli artt. 2043 e 2050 c.c., che consentono di ottenere il risarcimento del danno in caso di diffusione illecita o lesiva di informazioni online.
Il diritto all’oblio è il diritto del soggetto interessato a ottenere la cancellazione o la deindicizzazione di informazioni non più attuali, non pertinenti o eccessivamente pregiudizievoli rispetto alla finalità originaria della loro pubblicazione.
L’Unione Europea ha riconosciuto e potenziato tale diritto con l’art. 17 del GDPR (“Diritto alla cancellazione”). La Corte di Giustizia dell’UE, con la storica sentenza Google Spain del 2014, ha chiarito che i motori di ricerca sono responsabili del trattamento dei dati personali e devono valutare le richieste di rimozione dei risultati di ricerca.
Il diritto all’oblio trova applicazione soprattutto quando:
l’informazione è datata e non più rilevante per l’interesse pubblico;
la notizia, pur originariamente lecita, risulta sproporzionatamente dannosa rispetto alla situazione attuale della persona;
il contenuto lede la dignità, la reputazione o il percorso riabilitativo di un soggetto;
il dato è stato pubblicato senza un adeguato presupposto giuridico.
L’esercizio del diritto all’oblio non è assoluto. L’autorità – sia essa il motore di ricerca o il giudice – è chiamata a operare un bilanciamento tra:
diritto alla protezione dei dati personali e alla reputazione dell’interessato,
e
libertà di informazione e di cronaca.
In generale, prevale l’interesse pubblico quando l’informazione riguarda:
figure pubbliche,
questioni di rilevanza sociale,
fatti recenti o attualmente significativi.
Al contrario, se la notizia è obsoleta o sproporzionata rispetto alla finalità informativa, il diritto all’oblio tende a prevalere.
La tutela giuridica della web reputation può articolarsi in vari interventi:
Google, Bing e altri motori dispongono di specifici moduli per richiedere la rimozione dai risultati di ricerca di contenuti lesivi o non aggiornati.
Ai sensi del GDPR, il titolare del trattamento è obbligato a rispondere entro un mese. Ove la pubblicazione violi norme sulla protezione dei dati o sia diffamatoria, la rimozione è doverosa.
In caso di contenuti offensivi o diffamatori, si può attivare il notice and takedown.
Se le richieste non vengono accolte, l’interessato può rivolgersi all’Autorità, che ha il potere di ordinare la deindicizzazione o la rimozione dei contenuti.
Nei casi più gravi è possibile agire in giudizio per:
diffamazione aggravata a mezzo internet (art. 595 c.p.),
risarcimento del danno non patrimoniale,
tutela d’urgenza ex art. 700 c.p.c.
La gestione della reputazione online è una sfida sempre più complessa, in cui diritto e tecnologia si intrecciano in modo indissolubile. Il diritto all’oblio rappresenta uno strumento fondamentale per garantire che l’identità digitale di una persona non venga cristallizzata in contenuti obsoleti o pregiudizievoli.
Per cittadini e imprese, la prevenzione e la tutela tempestiva sono ormai essenziali. Un avvocato esperto in diritto dell’informatica può svolgere un ruolo decisivo nel valutare la situazione, attivare gli strumenti necessari e assicurare un corretto equilibrio tra libertà di informazione e protezione della dignità personale.