Digitando il tuo nome su internet o il nome della tua Azienda, potresti scoprire che testate giornalistiche online, siti web, social network, propongano ancora vecchie notizie che Ti riguardano. Viene redatto gratuitamente un Report che contiene tutte le notizie presenti sul Web ed una analisi specifica sull’applicabilità del diritto all’oblio al caso concreto. Sulla base del Report il cliente potrà indicare quali link vuole eliminare o deindicizzare (“Deindicizzare” vuol dire eliminare il link lesivo da Google).Incarico con garanzia di risultato: il cliente paga solo quando il contenuto negativo viene rimosso.
Informazioni generali
L'Avvocato Leonardo Dinnella è specializzato in web reputation, privacy e nuove tecnologie. Vanta un'esperienza quasi ventennale nella Tutela legale della Reputazione On line e nel Diritto all'Oblio. Ha ripristinato sul web la reputazione di centinaia di imprenditori eliminando vecchie notizie pubblicate, come indagini o processi penali, fallimenti ormai superati. Si occupa anche di Financial Reputation, ovvero di aiutare gli imprenditori che si lamentano di avere problemi finanziari con le banche a causa di una cattiva web reputation.
Esperienza
Mi occupo di ripristino della reputazione sul web e di diritto all'oblio da circa venti anni. Seguo imprenditori, professionisti e gente dello spettacolo. Offro gratuitamente un Report che contiene tutte le notizie presenti sul Web ed una analisi specifica sull’applicabilità del diritto all’oblio al caso concreto. Sulla base del Report inviato il cliente può indicare quali link vuole eliminare. ll cliente firma l’incarico per la rimozione dei link lesivi della sua reputazione e paga solo quando il contenuto negativo viene rimosso.
Viviamo in un’epoca in cui la reputazione digitale è diventata una parte essenziale della nostra identità. Un articolo datato, un contenuto diffamatorio, una notizia inesatta o un’immagine pubblicata senza consenso possono compromettere la vita professionale, economica e personale di chiunque. La rete non dimentica facilmente, ma la legge sì: e proprio da questo principio nasce la mia attività. Da anni mi occupo di tutela dell’immagine online. Il mio obiettivo è proteggere le persone dalle distorsioni dell’informazione digitale e restituire loro il diritto di essere rappresentate in modo corretto, attuale e rispettoso della dignità.
Credenziali
Financial Reputation e Liste di Screening (come World-Check): tra Tutela Giuridica e Rischi Reputazionali nell’Era della Compliance Digitale
Pubblicato su IUSTLABNel panorama finanziario contemporaneo, la reputazione non è più soltanto una componente immateriale dell’immagine aziendale o personale: è diventata un vero e proprio asset strategico , oggetto di monitoraggio costante da parte di banche, istituti finanziari e operatori globali. Tra gli strumenti più diffusi nel settore della due diligence e dell’analisi del rischio vi sono le banche dati di screening – tra le quali una delle più note è World-Check , utilizzata in ambito bancario, assicurativo e corporate per identificare potenziali esposizioni a rischi di natura legale, economica o reputazionale. L’obiettivo è prevenire fenomeni quali riciclaggio, frodi, corruzione, terrorismo finanziario o altre attività illecite , ma il rovescio della medaglia è che questi sistemi possono incidere in modo significativo sulla vita professionale di individui e imprese, talvolta generando conseguenze sproporzionate o ingiustificate . 1. Che cos’è la Financial Reputation La financial reputation è l’insieme delle informazioni – più o meno strutturate – che descrivono l’affidabilità, la trasparenza e il profilo di rischio di un soggetto in ambito economico e finanziario. Comprende: precedenti giudiziari o procedimenti in corso, collegamenti societari, esposizione mediatica negativa, segnalazioni di rischio tratte da fonti pubbliche (open source intelligence) o da liste ufficiali, profili di compliance relativi a sanzioni internazionali, anti-money laundering (AML) e antiterrorismo. In un mondo iperconnesso, queste informazioni non solo circolano rapidamente, ma vengono archiviate, aggregate e valutate automaticamente da algoritmi sempre più sofisticati. 2. Il ruolo delle banche dati come World-Check Piattaforme di risk intelligence come World-Check raccolgono e classificano dati provenienti da migliaia di fonti pubbliche e ufficiali: media, registri giudiziari, liste di sanzioni, archivi governativi, relazioni investigative, ecc. Gli operatori finanziari le utilizzano per: verificare clienti e controparti (Know Your Customer – KYC ), prevenire frodi e riciclaggio (AML), valutare rischi reputazionali per partnership e investimenti, monitorare figure politicamente esposte ( PEP ). Se da un lato tali sistemi sono essenziali per la sicurezza finanziaria globale, dall’altro un inserimento errato, datato o non contestualizzato può avere effetti devastanti: conti bloccati, rifiuto di finanziamenti, interruzione di rapporti commerciali e danni di immagine difficili da riparare. 3. Tutela dei dati e responsabilità: il quadro giuridico La gestione della financial reputation rientra pienamente nella disciplina sulla protezione dei dati personali . Per il GDPR, le informazioni contenute nelle banche dati di screening costituiscono dati personali , spesso anche dati giudiziari , e pertanto il loro trattamento deve rispettare principi di: esattezza aggiornamento pertinenza e proporzionalità limitazione della conservazione Le piattaforme che forniscono servizi di risk screening assumono il ruolo di titolari o responsabili del trattamento , con l’obbligo di garantire: correttezza delle fonti, meccanismi di revisione, procedure trasparenti per correzione o cancellazione, valutazione del rischio algoritimico. Un dato inesatto o non aggiornato può costituire una violazione del GDPR, con possibili conseguenze risarcitorie o sanzionatorie. 4. I diritti degli interessati: un “diritto all’oblio finanziario”? Sebbene il GDPR non preveda un diritto all’oblio espressamente riferito ai sistemi di reputazione finanziaria, gli strumenti di tutela applicabili sono chiari e incisivi: Diritto di accesso : conoscere i dati presenti, le fonti e le logiche di profilazione. Diritto di rettifica : correggere informazioni inesatte o superate. Diritto alla cancellazione (art. 17 GDPR) : applicabile quando l’inserimento non ha più base giuridica, è eccessivo o risulta sproporzionato. Diritto all’opposizione : contestare la profilazione automatizzata o la valutazione reputazionale non giustificata. Reclamo al Garante Privacy o ricorso giudiziario in caso di mancata risposta. In alcuni casi emblematici, autorità e tribunali europei hanno affermato che la conservazione indefinita di dati non più attuali o irrilevanti viola il principio di esattezza, aprendo la strada a una forma di “oblio finanziario”, utile a ricostruire la propria integrità professionale. 5. I rischi della profilazione automatizzata L’utilizzo crescente di algoritmi di classificazione comporta rischi significativi: bias nelle fonti giornalistiche che alimentano le banche dati collegamenti basati su omonimie valutazioni automatizzate senza adeguato controllo umano difficoltà per gli interessati di comprendere come e perché siano stati segnalati Per questo motivo, il GDPR richiede che ogni individuo possa contestare una decisione basata unicamente su trattamenti automatizzati e ottenere una valutazione umana qualificata. 6. Conclusioni: tra due diligence e diritti della persona Nell’era della compliance digitale, la financial reputation è diventata un elemento decisivo per accedere al credito, operare sui mercati e instaurare rapporti commerciali. Strumenti come World-Check rappresentano un tassello fondamentale nella prevenzione del rischio finanziario, ma devono essere utilizzati con rigore giuridico e sensibilità etica , perché una classificazione errata può compromettere carriere, investimenti e opportunità. La sfida è trovare un equilibrio tra sicurezza del sistema finanziario e tutela della dignità, della privacy e dell’identità economica dei soggetti coinvolti. Ed è proprio in questa zona grigia – tra algoritmi, norme e reputazione – che il ruolo dell’avvocato informatico si rivela oggi più strategico che mai.
L’ex minorenne che vive ancora nel passato raccontato dai giornali
RomaA 17 anni Giulia era stata coinvolta involontariamente in una rissa fuori da una discoteca. A 30 anni, cercando il suo nome, Google mostrava ancora articoli che la definivano “la ragazza violenta della movida”. Intervento: diritto all’oblio potenziato dal fatto che all’epoca era minorenne, richiesta ai giornali di rimuovere nome e dettagli identificativi. Esito: cancellazione dei suoi dati e deindicizzazione totale
Notizia obsoleta su una condanna minore ormai riabilitata
Milano, 2024Un giovane con una vecchia condanna per un reato minore, risalente a oltre quindici anni prima, aveva ottenuto la riabilitazione dal tribunale. Tuttavia, un quotidiano online manteneva pubblicato l’articolo originale, che continuava a essere indicizzato da Google, creando ostacoli al suo reinserimento lavorativo. L’avvocato ha fatto valere il principio di proporzionalità (art. 17 GDPR), ancor più rafforzato dalla riabilitazione, notificato alle testate la richiesta di rimozione per “notizia non più attuale e sproporzionatamente pregiudizievole”. Dopo un confronto con le redazioni, la notizia è stata archiviata offline e deindicizzata. Il cliente è riuscito a ottenere un impiego per cui prima veniva sistematicamente escluso.
Articoli “sensazionalistici” su un arresto poi rivelatosi infondato
Genova 2025Un lavoratore era stato arrestato durante un’operazione di polizia molto mediatica. Poche settimane dopo, il fermo era stato dichiarato privo di fondamento e non erano stati formulati capi d’accusa. I giornali online, però, non avevano mai aggiornato la notizia: il cliente risultava ancora “arrestato per traffico illecito”. L’avvocato ha diffidato le testate per violazione del diritto alla verità dell’informazione, richiesto l’eliminazione o l'aggiornamento degli articoli, dimostrato che la permanenza delle notizie comportava un pregiudizio continuato e ingiustificato. Risultato: gli articoli sono stati integrati con la precisazione dell’erroneità dell’arresto e successivamente deindicizzati a tutela dell’immagine del cliente.
L’imprenditore tech accusato ingiustamente di frode fiscale
RomaAlcuni articoli del 2014 riportavano un’indagine per presunta frode fiscale. L’indagine era stata archiviata, ma Google continuava a mostrare i link in prima pagina. Intervento dell’avvocato: Presentata richiesta formale a Google con documentazione dell’archiviazione. Richiesto al direttore delle testate online di aggiornare le notizie con l’esito reale. Risultato: Google ha deindicizzato 7 link dai risultati sul nome. Alcuni portali hanno aggiornato l’articolo eliminando l’accostamento tra l’imprenditore e l’indagine. Effetto: Miglioramento della reputazione presso investitori e clienti.
Fondatore - DIFENDI LA TUA REPUTAZIONE
Dal 1/2025 al 1/2025L’Avv. Leonardo Dinnella, fondatore di difendireputazione(.)it, coordina un Team formato da avvocati specializzati, manager della reputazione e consulenti informatici di grande esperienza, per difendere la reputazione online sotto ogni aspetto. Siamo specializzati nel settore della Privacy e dell’Information Technology. Ci occupiamo di Tutela della Web Reputation, assistendo persone ed aziende ad avere cura dei propri dati personali e a tutelare la propria reputazione on line. In oltre quindici anni di attività abbiamo ripristinato con successo la reputazione sul web di casi anche molto complessi, come casi di condanna o patteggiamento.
L’imprenditore immobiliare legato a un’inchiesta di cui non era neppure parte
Milano 2025Una testata online lo aveva citato erroneamente come “persona vicina all’indagine”, pur non essendo indagato. Anni dopo la notizia veniva ancora visualizzata nei risultati di Google. Intervento dell’avvocato: Diffida alla testata per rettifica immediata. Istanza di deindicizzazione per contenuto inesatto e lesivo. Risultato:La testata ha rimosso il nome dell’imprenditore dall’articolo. Google ha deindicizzato la versione cache e gli URL ancora associati al suo nome. Effetto: Evitato un danno reputazionale considerevole durante una gara d’appalto.
L’imprenditore del settore turistico e le notizie su un patteggiamento mai menzionato nei certificati
Milano 2025Nel 2018 un imprenditore di nome Luciano patteggia una condanna per irregolarità nella gestione dei permessi edilizi di uno dei suoi primi immobili. La vicenda viene ripresa da alcuni quotidiani locali, che pubblicano articoli corredati da foto e dettagli personali. Luciano, incensurato e desideroso di chiudere rapidamente la questione, ottiene anche il beneficio della non menzione, che esclude la condanna dai certificati del casellario richiesti dai privati. Nel 2025 l’imprenditore sta ampliando l’attività con investitori stranieri. Ogni volta che un potenziale partner cerca il suo nome su Google, emergono ancora vecchi articoli del 2018 che parlano del patteggiamento, lasciando l’impressione di una condotta grave o recente. “La giustizia ha scelto di non menzionare più quella vicenda. Internet, invece, continua a farlo”, spiega l’imprenditore al suo legale. L’avvocato presenta: Richiesta di deindicizzazione a Google, basata su:tempo trascorso (7 anni),irrilevanza attuale della notizia,beneficio della non menzione come indicatore della volontà dello Stato di favorire la reintegrazione. Diffida alle testate locali per aggiornamento dei contenuti, evidenziando l’intervenuta chiusura positiva del procedimento. Risultato: Google accoglie la richiesta e rimuove 6 URL dalle ricerche per nome. Due testate aggiornano gli articoli, inserendo la nota sulla non menzione e riducendo la visibilità del caso. L’imprenditore può finalmente presentarsi agli investitori senza l’ombra di un fatto ormai superato.
Ex imputato assolto dopo anni, ma ancora “marchiato” online
Roma, 2023Un imprenditore era stato indagato dieci anni prima per reati fiscali. Il processo si era concluso con assoluzione piena, ma diversi quotidiani online continuavano a riportare articoli sensazionalistici legati solo alla fase iniziale delle indagini, senza alcuna menzione dell’esito favorevole. L’avvocato ha inviato richieste formali di aggiornamento o rimozione per violazione dei principi di esattezza e attualità del dato (art. 5 GDPR), dimostrato l’“attuale irrilevanza pubblica” della notizia,u89ottenuto la deindicizzazione dai motori di ricerca e la pubblicazione di un aggiornamento con l’esito del processo. Risultato: gli articoli non comparivano più cercando il nome del cliente e la sua reputazione professionale è stata ripristinata.
Avvocato specializzato in web reputation - Innovative Legal Solutions
Dal 1/2009 al 1/2024L’Avv. Leonardo Dinnella si occupa di reputazione online (diritto all'oblio) per imprenditori, politici, professionisti, personaggi dello spettacolo. In oltre quindici anni di attività ha ripristinato con successo la reputazione sul web di casi anche molto complessi, come casi di condanna o patteggiamento. Si occupa anche di Tutela legale della Reputazione Finanziaria, volta a verificare la presenza di informazioni dannose e pregiudizievoli nei database finanziari come World Check, la più grande banca dati reputazionale a livello mondiale o SGR compliance.
Web Reputation e Diritto all’Oblio: la Tutela Giuridica dell’Identità Digitale
Pubblicato su IUSTLABNell’ecosistema digitale contemporaneo, la reputazione online costituisce un bene immateriale di valore pari – se non superiore – alla reputazione tradizionale. Informazioni, commenti, recensioni e contenuti indicizzati dai motori di ricerca possono incidere profondamente sulla sfera professionale, economica e personale di un individuo o di un’impresa. Di conseguenza, la web reputation è divenuta oggetto di crescente attenzione da parte del legislatore europeo e della giurisprudenza, in particolare in relazione al diritto all’oblio e agli strumenti di tutela previsti dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR) . 1. La Web Reputation come Bene Giuridicamente Rilevante La web reputation comprende l’insieme delle informazioni che circolano online riferite a una persona fisica o giuridica. Non si tratta soltanto di commenti sui social network, ma anche di articoli di stampa, provvedimenti giudiziari, dati personali nei motori di ricerca e contenuti generati dagli utenti sulle piattaforme digitali. Sul piano giuridico, la reputazione online si intreccia con: diritto all’identità personale , diritto alla riservatezza , tutela della propria immagine , protezione dei dati personali . In Italia, oltre alla normativa europea, trova applicazione anche la disciplina civilistica generale, in particolare gli artt. 2043 e 2050 c.c., che consentono di ottenere il risarcimento del danno in caso di diffusione illecita o lesiva di informazioni online. 2. Il Diritto all’Oblio: Fondamenti e Ambito di Applicazione Il diritto all’oblio è il diritto del soggetto interessato a ottenere la cancellazione o la deindicizzazione di informazioni non più attuali, non pertinenti o eccessivamente pregiudizievoli rispetto alla finalità originaria della loro pubblicazione. L’Unione Europea ha riconosciuto e potenziato tale diritto con l’art. 17 del GDPR (“Diritto alla cancellazione”). La Corte di Giustizia dell’UE, con la storica sentenza Google Spain del 2014, ha chiarito che i motori di ricerca sono responsabili del trattamento dei dati personali e devono valutare le richieste di rimozione dei risultati di ricerca. Il diritto all’oblio trova applicazione soprattutto quando: l’informazione è datata e non più rilevante per l’interesse pubblico; la notizia, pur originariamente lecita, risulta sproporzionatamente dannosa rispetto alla situazione attuale della persona; il contenuto lede la dignità, la reputazione o il percorso riabilitativo di un soggetto; il dato è stato pubblicato senza un adeguato presupposto giuridico. 3. Diritto all’Oblio e Bilanciamento degli Interessi L’esercizio del diritto all’oblio non è assoluto. L’autorità – sia essa il motore di ricerca o il giudice – è chiamata a operare un bilanciamento tra: diritto alla protezione dei dati personali e alla reputazione dell’interessato, e libertà di informazione e di cronaca . In generale, prevale l’interesse pubblico quando l’informazione riguarda: figure pubbliche, questioni di rilevanza sociale, fatti recenti o attualmente significativi. Al contrario, se la notizia è obsoleta o sproporzionata rispetto alla finalità informativa, il diritto all’oblio tende a prevalere. 4. Gli Strumenti Operativi per la Tutela della Reputazione Online La tutela giuridica della web reputation può articolarsi in vari interventi: a) Richieste di deindicizzazione ai motori di ricerca Google, Bing e altri motori dispongono di specifici moduli per richiedere la rimozione dai risultati di ricerca di contenuti lesivi o non aggiornati. b) Richiesta di cancellazione o rettifica ai titolari del sito Ai sensi del GDPR, il titolare del trattamento è obbligato a rispondere entro un mese. Ove la pubblicazione violi norme sulla protezione dei dati o sia diffamatoria, la rimozione è doverosa. c) Segnalazioni ai social network e alle piattaforme digitali In caso di contenuti offensivi o diffamatori, si può attivare il notice and takedown . d) Ricorso al Garante per la Protezione dei Dati Personali Se le richieste non vengono accolte, l’interessato può rivolgersi all’Autorità, che ha il potere di ordinare la deindicizzazione o la rimozione dei contenuti. e) Azioni civili o penali Nei casi più gravi è possibile agire in giudizio per: diffamazione aggravata a mezzo internet (art. 595 c.p.), risarcimento del danno non patrimoniale, tutela d’urgenza ex art. 700 c.p.c. 5. Conclusioni La gestione della reputazione online è una sfida sempre più complessa, in cui diritto e tecnologia si intrecciano in modo indissolubile. Il diritto all’oblio rappresenta uno strumento fondamentale per garantire che l’identità digitale di una persona non venga cristallizzata in contenuti obsoleti o pregiudizievoli. Per cittadini e imprese, la prevenzione e la tutela tempestiva sono ormai essenziali. Un avvocato esperto in diritto dell’informatica può svolgere un ruolo decisivo nel valutare la situazione, attivare gli strumenti necessari e assicurare un corretto equilibrio tra libertà di informazione e protezione della dignità personale.
Foto privata pubblicata senza consenso su un giornale locale
2024, BariUna donna aveva partecipato a un evento pubblico e, qualche giorno dopo, si era trovata su un giornale online in un articolo dal tono sarcastico, con la sua immagine usata come esempio di “abbigliamento discutibile”. La fotografia era stata scattata e pubblicata senza alcun consenso, in violazione dell’art. 96 LDA e dell’art. 5 GDPR. L’avvocato ha: contestato la pubblicazione non autorizzata dell’immagine, inviato una diffida per violazione del diritto all’immagine e della dignità personale, richiesto la rimozione immediata della foto e l’oscuramento del nome. Il giornale ha rimosso l’immagine entro 24 ore e pubblicato una nota di scuse.
Ex dirigente aziendale coinvolto in un’indagine poi archiviata
2025, RomaImpiegata associata erroneamente al fallimento dell’azienda in cui lavorava Una impiegata amministrativa era stata citata per nome in un articolo su un fallimento aziendale, con una frase che lasciava intendere una sua qualche responsabilità nella gestione societaria. In realtà non aveva alcun ruolo amministrativo e non era mai stata coinvolta in procedimenti. L’avvocato ha: • contestato la diffusione di informazioni diffamatorie e inesatte, • chiesto la rimozione del nome e l’anonimizzazione dell’articolo, • evidenziato il danno reputazionale e professionale derivante. I giornali hanno eliminato ogni riferimento personale, chiarendo che la donna non aveva alcun ruolo decisionale. La sua immagine pubblica è stata così tutelata.
Recensioni false e denigratorie pubblicate da un concorrente
RomaUn ristoratore si era ritrovato su Google e TripAdvisor una serie di recensioni negative, tutte pubblicate nello stesso giorno, con contenuti falsi e aggressivi. Una breve indagine informale aveva portato a capire che a pubblicarle era stato un concorrente. Le recensioni costituivano:diffamazione,concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 c.c.,trattamento illecito di dati (profilazioni non autorizzate). L’avvocato ha: inviato una diffida al concorrente, segnalato formalmente le recensioni alle piattaforme come “contenuto diffamatorio e manipolativo”, richiesto la rimozione urgente per violazione delle policy e della legge. Le recensioni sono state cancellate e il profilo del ristorante è stato ripristinato a punteggi normali in pochi giorni.
Ll giovane influencer colpito da un fotomontaggio virale
RomaLuca, 22 anni, aveva una piccola community online finché un utente anonimo pubblicò un fotomontaggio volgare che lo ritraeva in situazioni imbarazzanti. Il contenuto era stato ripreso da vari blog e perfino da un giornale satirico. Intervento: segnalazione per contenuto manipolato, diffide ai siti che avevano ripubblicato la foto, richiesta di rimozione immediata per violazione del diritto all’immagine. Esito: foto rimossa da tutte le testate, autore rintracciato e denunciato.
CEO associato a un’inchiesta poi archiviata, ancora online dopo anni
RomaElena, fondatrice di una startup fintech, trova online vecchi articoli che la indicavano come “coinvolta” in un’indagine fiscale. Tutto era stato archiviato da 5 anni. L’avvocato invoca: diritto all’oblio (art. 17 GDPR), mancanza di interesse pubblico attuale, obbligo di aggiornamento del dato (art. 5 GDPR). Viene richiesto a tutte le testate di aggiornare, rimuovere o deindicizzare. Esito: archivi digitali corretti e risultati di ricerca puliti.
Il giovane imprenditore digitale e la vicenda giudiziaria che “non dovrebbe più comparire”
Milano 2024Nel 2019, quando era ancora un piccolo consulente informatico freelance, Alessandro viene coinvolto in un’indagine per un’irregolarità fiscale relativa a una fattura mai registrata. Per evitare un procedimento lungo e oneroso, decide di patteggiare, ottenendo una pena lieve e il beneficio della non menzione. Alla notizia sono dedicati alcuni articoli su siti web di settore e portali finanziari regionali, che sottolineano la “vicenda giudiziaria del giovane consulente”. Perché chiede la rimozione dopo alcuni anni: nel 2023 la sua startup cresce rapidamente e si prepara a una fase di raccolta capitali. Quando gli investitori eseguono le consuete verifiche (“due diligence”), digitano il suo nome: e trovano articoli vecchi e poco precisi, privi di aggiornamenti sul beneficio ottenuto. Per un imprenditore che lavora nella finanza digitale, l’impressione è devastante. Intervento dell’avvocato: Richiesta di deindicizzazione a Google e Bing motivata da:trascorrere del tempo (7 anni), irrilevanza attuale,beneficio della non menzione come dimostrazione della volontà del legislatore di non far pesare episodi minori sul futuro professionale. Istanza di rettifica alle testate, perché gli articoli riportano la notizia in modo incompleto, omettendo la non menzione. Valutazione dell’impatto reputazionale, presentata come prova del danno concreto in ambito lavorativo. Risultato: Google accoglie la richiesta per 4 articoli ritenuti obsoleti e non più di interesse pubblico. Due portali finanziari aggiornano il testo e rimuovono il nome dai metatag indicizzabili. La startup conclude con successo il round di investimento senza più subire pregiudizi.
Quando l’immagine diventa vulnerabile: la tutela legale contro l’uso non autorizzato
Pubblicato su IUSTLABIn un’epoca in cui ogni evento, gesto o situazione può trasformarsi in contenuto digitale, la tutela dell’immagine non è più una questione per celebrità o personaggi pubblici: riguarda chiunque. Fotografie condivise senza permesso, video estrapolati dal contesto, ritratti utilizzati a scopo commerciale o in articoli diffamatori: l’immagine della persona è diventata una delle forme più esposte di vulnerabilità online. Eppure, il nostro ordinamento offre strumenti solidi – e spesso sottovalutati – per difendersi. Perché l’immagine non è solo un dato visivo: è identità, dignità, reputazione. Un diritto fondamentale: cosa dice la legge Secondo l’articolo 10 del Codice Civile e gli articoli 96 e 97 della Legge sul Diritto d’Autore, la pubblicazione dell’immagine altrui senza consenso è vietata , salvo poche eccezioni legate al diritto di cronaca, alla notorietà del soggetto o alle esigenze di giustizia. Il principio è semplice: nessuno può decidere per noi come, quando e perché la nostra immagine viene diffusa . Queste norme proteggono la persona non solo da usi commerciali indebiti, ma anche da situazioni in cui la fotografia o il video possano comportare un danno alla reputazione o alla vita privata. Il consenso – meglio se scritto – è quindi la chiave che legittima qualsiasi pubblicazione. Social media, blog e testate online: dove finisce il diritto di cronaca e dove inizia l’abuso Le piattaforme digitali hanno ampliato il terreno su cui si gioca la tutela dell’immagine. L’uso improprio può assumere molte forme: foto di privati pubblicate sui social senza autorizzazione; immagini di clienti o dipendenti usate nella promozione aziendale senza liberatoria; ritratti collegati a notizie lesive, titoli fuorvianti o contesti non pertinenti; screenshot di video o dirette che vengono riutilizzati in modo diffamatorio. Il diritto di cronaca non è un lasciapassare: per essere legittimo deve rispettare tre requisiti fondamentali stabiliti dalla giurisprudenza: Verità della notizia Interesse pubblico Continenza dell’esposizione Se anche uno solo di questi elementi manca, la pubblicazione dell’immagine diventa illecita. Cosa può fare chi subisce un abuso L’ordinamento mette a disposizione strumenti rapidi ed efficaci. La persona ritratta senza consenso può: 1. Chiedere l’immediata rimozione del contenuto La richiesta può essere rivolta a: chi ha pubblicato la foto o il video l’amministratore della pagina la piattaforma (ad es. Meta, Google, TikTok), tramite procedure dedicate 2. Agire civilmente per ottenere il risarcimento Il danno può essere: patrimoniale (perdita economica, sfruttamento commerciale dell’immagine) non patrimoniale (lesione della reputazione, stress emotivo, danno all’onore) I giudici italiani, negli ultimi anni, hanno più volte riconosciuto risarcimenti significativi, soprattutto quando l’immagine è stata usata in contesti diffamatori o denigranti. 3. Attivare il Garante Privacy Se l’immagine circola online senza autorizzazione, si può presentare un reclamo al Garante per la Protezione dei Dati, dato che l’immagine è considerata dato personale ai sensi del GDPR. 4. Avviare un ricorso d’urgenza (art. 700 c.p.c.) Quando l’immagine danneggia gravemente la persona, è possibile ottenere un provvedimento urgente che ordini la rimozione immediata del contenuto, anche entro poche ore. Il ruolo degli avvocati specializzati nella web reputation Nell’era digitale, la tutela dell’immagine è diventata un tassello centrale della web reputation , soprattutto per professionisti, imprenditori, politici e figure esposte. Gli avvocati esperti in privacy e diritto dell’informazione intervengono in casi come: articoli online con foto inserite fuori contesto immagini associate a notizie vecchie, inesatte o diffamatorie foto rubate da profili social privati montaggi e manipolazioni (deepfake) uso commerciale non autorizzato del ritratto Questi professionisti adottano strategie mirate: richieste di rimozione formale, diffide legali, ricorsi d’urgenza, istanze di deindicizzazione verso Google, azioni per risarcimento danni e supporto nella gestione reputazionale. Tutela dell’immagine: un diritto che non invecchia, anche nell’era digitale La protezione dell’immagine personale non è un retaggio del passato, ma un diritto sempre più attuale. Se un tempo erano le riviste patinate a violarlo, oggi la minaccia arriva da smartphone, piattaforme social e siti anonimi. In questo scenario, la legge continua a rappresentare uno scudo efficace: conoscere i propri diritti – e farli valere – è il primo passo per difendersi. Perché l’immagine non è solo un volto: è il modo in cui il mondo ci riconosce.
Fondatore - Innovative Legal Solutions
Dal 1/2008 - lavoro attualmente quiInnovative Legal Solutions è un Network di Avvocati ideato da giovani professionisti, per fornire servizi legali innovativi, come la consulenza legale online, in un mercato, i cui scenari, sono caratterizzati da costante e rapida evoluzione. Un Team di professionisti qualificati, formatisi in diversi rami del diritto, attenti alla formazione permanente e agli sviluppi tecnologici per la professione. ILS è nato per proporre un diverso rapporto tra clienti e professionisti basato sull’uso delle nuove tecnologie che permettono di migliorare le attività lavorative e rispondere con puntualità e rapidità alle esigenze dell'utenza che si rivolge ad uno studio legale. ILS, in particolare, si propone di costituire un costante punto di riferimento per le Imprese, in grado di soddisfarne le esigenze di consulenza ed assistenza legale connaturate all’attività di organizzazione aziendale ed a quella propria di impresa. L'attività è basata sulla gestione informatizzata delle pratiche, in un contesto di aggiornamento professionale continuo. Accedendo all'area riservata, il cliente potrà visionare lo stato delle pratiche direttamente on line e avvalersi, in modo diretto e immediato, della consulenza legale di professionisti specializzati, i quali gli forniranno piena assistenza, informandolo costantemente sullo stato della propria problematica legale. Il tutto nel rispetto delle norme del Codice Deontologico Forense e delle normative in vigore.
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