Al fine di assicurare sempre una assistenza e difesa a tutti coloro che si rivolgono al mio studio per una causa penale vengono accettati incarichi col gratuito patrocino per clienti in possesso dei requisiti
Informazioni generali
Sono Luca Scipione, esperto di diritto penale e di diritto amministrativo. Ho maturato una vasta competenza in queste materie per una continua attività di aggiornamento e per aver affrontato centinaia di casi, anche di interesse mediatico e nazionale. Opero sia nelle regioni Lazio e Campania sia a livello nazionale, patrocinando continuamente giudizi dinanzi la Corte di Cassazione e il Consiglio di Stato. Offro un rapporto con i miei clienti estremamente professionale. Non mi piace perdermi in discorsi incomprensibili. La concretezza e la competenza sono gli aspetti che la clientela mi riconosce nel rapporto professionale.
Esperienza
Ho seguito numerosissimi processi di usura, tra cui anche dei casi di usura bancaria in cui sono stati chiamati a rispondere penalmente direttori e quadri di un istituto bancario. La tipologia dei casi trattati spazia da fattispecie di usura perpretate da sodalizi criminali a condotte usurarie maturate nell’ambito di rapporti privati di natura commerciale
Ho trattato numerosi processi per infortuni sul lavoro riguardanti fattispecie assai particolari e complesse, tra cui un caso di un infortunio accaduto a causa di un incidente ferroviario che ha comportato un complesso e particolare riferimento ad una moltitudine di norme generali e speciali di settore in materia di prevenzione infortuni
Altre categorie
Diritto penale, Violenza, Stalking e molestie, Truffe, Omicidio, Sostanze stupefacenti, Diritto penitenziario, Diritto amministrativo, Appalti pubblici, Ricorso al TAR, Edilizia ed urbanistica, Incidenti stradali, Diritto marittimo, Malasanità e responsabilità medica, Diritto ambientale, Privacy e GDPR, Diritto militare, Cassazione, Antiriciclaggio, Fallimento e proc. concorsuali, Diritto tributario, Discriminazione.
Credenziali
Una difesa per droga
2/2020 - A.S.Mi sono rivolto all’Avv. Luca Scipione per essere stato coinvolto in una detenzione illecita di due panetti di hascisc da un conoscente che la custodiva in un zainetto che portava con se mentre lo accompagnavo a casa con la mia autovettura. L’ Avv. Scipione, avendo fatto emergere dalle dichiarazioni testimoniali rese dai verbalizzanti elementi dimostrativi della mia inconsapevolezza di quanto custodito nello zainetto dal passeggero della mia autovettura, è riuscito a farmi assolvere con formula piena dall’accusa mossami. A.S.
Difesa contro una vittima inattendibile
4/2018 - A.D.F.Ringrazio l'avvocato Luca Scipione, il quale è riuscito, dopo un lungo e complesso processo penale che mi vedeva imputato per usura insieme ad altre persone, a dimostrare che la presunta vittima si era interamente inventata l'accusa nei miei confronti vendicandosi per non aver accondisceso a rendere una falsa testimonianza in altro processo a carico di alcune persone da lui denunciate. A.D.F.
L'annullamento della Cassazione penale per il crollo di Ventotene
La Cronaca Quotidiano - 11/2019La vicenda processuale è quella del crollo di un costone roccioso avvenuto sull'isola di Ventotene, nel quale persero la vita due giovani studentesse morte per schiacciamento mentre si trovavano sulla spiaggia insieme a dei compagni di scuola di Roma in una gita scolastica. L'intervista riguarda, in particolare, un importante pronunciamento della Corte di Cassazione - Sezione Quarta Penale che ha annullato con rinvio la sentenza della Corte di Appello di Roma, che aveva confermato la sentenza di condanna pronunciata in primo grado dal Tribunale di Latina. La Corte di Cassazione, infatti, ha, in accoglimento del ricorso da me proposto nell'interesse di un funzionario comunale ritenuto responsabile di alcune condotte omissive, annullato la sentenza del giudice di appello, disponendo un nuovo giudizio di secondo grado. Appello bis che si è poi concluso con l'assoluzione del funzionario comunale perché il fatto non costituisce reato.
𝗩𝗮 𝗱𝗶𝗺𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗹’𝗲𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗿𝗼𝗴𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘁𝗮𝗯𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲𝗴𝗮𝘁𝗲 𝗮𝗹 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼 𝘀𝘁𝘂𝗽𝗲𝗳𝗮𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗳𝗳𝗶𝗻𝗰𝗵𝗲́ 𝘃𝗲𝗻𝗴𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗴𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗽𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼.
Pubblicato su IUSTLABIl caso su cui si è espresso in modo chiaro recentemente la Corte di Cassazione è quello del cannabinoide sintetico JWN398 non inserito nelle tabelle ministeriali allegate al D.p.r. 309/1990 (Testo Unico Stupefacenti) che, però, presentava composti chimici già annoverati come stupefacenti in dette tabelle. Invero, la Sezione Quarta Penale della Corte di Cassazione con la sentenza n. 26489 del 21.7.2025, dopo avere premesso che pure una sostanza non inserita nelle tabelle ministeriali è da considerarsi astrattamente stupefacente quando la composizione chimica della sostanza è la medesima di altra già inserita nelle tabelle, ha precisato come sia comunque necessario che venga dimostrato che la stessa abbia in concreto effetto drogante ovvero sia in grado di produrre alterazioni psico-fisiche da accertare non necessariamente mediante perizia o accertamento, ben potendo essere attinta tale conoscenza anche da altri fonti di prova. Dunque, non è possibile, al fine di ritenere integrato il reato di spaccio o cessione di sostanze stupefacenti (art. 73 d.p.r. 309/1990) per una sostanza non presente nelle tabelle ministeriali, limitarsi a confrontare la natura di tale sostanza col modello legale in ossequio al principio della natura legale della nozione di stupefacente, essendo necessario che venga dimostrato, con assoluta certezza, che il principio attivo contenuto nella dose destinata allo spaccio o comunque oggetto di cessione sia, nel caso concreto, di entità tale da poter produrre in concreto un effetto drogante.
Difesa per rapina
8/2015 - G.V.P.Mi sono rivolto all’Avv. Scipione perché arrestato per una rapina a mano armata commessa da due persone ai danni di un commerciante di moto poiché riconosciuto erroneamente da quest’ultimo dalla visione di alcune foto segnaletiche. Gli elementi raccolti nei miei confronti sembravano tali, malgrado la mia estraneità, da far ritenere la mia colpevolezza. La mia sorte processuale, invece, è mutata totalmente quando l’Avv. Scipione, convinto della mia innocenza, ha chiesto e fatto sviluppare gli esiti dei tabulati telefonici della mia utenza cellulare, così da dimostrare che le celle impegnate dal mio telefono durante la rapina facevano localizzare la mia presenza in una località distante da luogo della rapina una trentina di chilometri. Tale circostanza, frutto di una risolutiva ricerca della prova a mio favore da parte dell’ Avv. Scipione, è stata decisiva per essere assolto dalle contestazioni di rapina aggravata e lesioni gravi e per ottenere poi una ingente riparazione per l’ingiusta detenzione subita. G.V.P.
Un avvocato tenace
3/2016 - V.A.Sono stata coinvolta in un procedimento penale per usura in concorso con mio marito in quanto, secondo l'accusa, avevo messo a disposizione le somme sul mio conto corrente bancario per consentire al mio coniuge di effettuare dei prestiti usurai ad un noto imprenditore. La vicenda processuale era assai complessa poiché, a causa del mio coinvolgimento nell'usura, mi sono stati anche sequestrati numerosi beni immobili e mobili. Mi sono rivolta da subito all'avvocato Luca Scipione, il quale ha intrapreso con tenacia una serie di ricorsi avverso il sequestro riuscendo a farmi ottenere la restituzione di tutti beni dalla corte di cassazione e, in seguito, alla luce di quanto ritenuto da quest'ultima che ha escluso qualsiasi mio comportamento illegale nella vicenda, il proscioglimento da tutte le accuse. Devo ringraziare l'operato dell'avvocato Luca Scipione, che con una certa rapidità è riuscito a tirarmi fuori completamente da una situazione assurda che mi ha visto coinvolta. V.A.
Difesa contro falsa accusa di usura
9/2018 - M.A.Sono stato seguito in un delicato processo per usura dinanzi al Tribunale di Velletri dall’Avv. Luca Scipione, che mi ha assistito sin dal primo momento quando sono stato arrestato in base a quanto aveva raccontato ai carabinieri il mio accusatore. Grazie all'operato dell'avvocato Scipione, che è riuscito a dimostrare l'inattendibilità della presunta vittima facendo ricorso ad una strategia estremamente esperta e competente, sono riuscito ad essere assolto e, sempre per il tramite dello stesso legale, ho ottenuto la riparazione per l' ingiusta detenzione che ho patito all'inizio della vicenda giudiziaria. Saluti cordiali M.A.
Un avvocato preparato
5/2019 - P.V.Per una condanna per peculato riportata in via definitiva ho ricevuto nel dicembre 2018 un ordine di carcerazione sospeso poiché la pena che dovevo scontare era inferiore a tre anni di reclusione. A febbraio 2019, pur avendo chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali, è stata revocata la sospensione della mia carcerazione perché è entrata in vigore qualche giorno prima la cd. legge Spazzacorrotti e sono stata ristretta per tale motivo in carcere. Non appena condotta in carcere il mio legale di fiducia, Avv. Luca Scipione, ha individuato immediatamente l’errore giuridico commesso nel revocarmi la sospensione della carcerazione e ha avanzato tempestivamente una istanza per ottenere l’annullamento del provvedimento di revoca, che è stata accolta dal tribunale e che mi ha permesso di tornare in libertà. Se non mi fossi affidata alla specifica conoscenza della materia e preparazione dell’ Avv. Scipione difficilmente sarei riuscita dopo poco tempo, visto quanto accaduto in casi analoghi al mio, a tornare libera. P.V.
Difesa in un processo per lottizzazione abusiva
2/2020 - M.P.Dopo aver acquistato nel 2015 un appartamento in prossimità del mare in una nota località balneare sono stato destinatario, insieme ad altri acquirenti di immobili nello stesso complesso, di un provvedimento di sequestro perché è stata ipotizzata una lottizzazione abusiva per essere stata mutata la destinazione alberghiera in civile abitazione dell'intero stabile da parte della impresa venditrice. Di seguito, sono stato anche chiamato a rispondere per lottizzazione abusiva in tribunale col rischio, tra l'altro, di perdere definitivamente la proprietà dell'appartamento acquistato ad un prezzo di alcune centinaia di migliaia di euro siccome la conseguenza prevista per una condanna per lottizzazione abusiva è la confisca. L' Avv. Luca Scipione, a cui ho affidato la mia difesa, mi ha, già immediatamente dopo il sequestro, spiegato con numerose informazioni tecnico-giuridiche tutti i rischi e gli spazi di difesa riferiti alla mia posizione di acquirente. La piena e tempestiva conoscenza della materia urbanistica dell' Avv. Scipione, di cui ho avuto dimostrazione da quando gli ho conferito mandato, è stata decisiva quando nel corso dell'ultima udienza del processo penale ha invocato una interpretazione del giorno prima della Cassazione facendomi prosciogliere e ottenere la restituzione dell'appartamento. M.P.
La difesa di un dirigente pubblico
2/2017 - R.P.Sono una dirigente di un ente pubblico e, per fatti inerenti il mio servizio, sono stata destinataria in un processo penale delle pesanti accuse di concussione e peculato. Preoccupata enormemente per le conseguenze, anche riguardanti il mantenimento dell’impiego, delle gravissime accuse penali a me mosse, mi sono rivolta all’ Avv. Luca Scipione che con pazienza, oltre a calmierare numerose volte il mio stato di agitazione, ha intrapreso una strategia difensiva che si è rivelata vincente. Infatti, avendomi esternato le conseguenze per il mio impiego nel caso fossi stata rinviata a giudizio per concussione e peculato, mi ha proposto, dopo aver attentamente valutato le prove a mio carico e aver eseguito delle indagini difensive, di definire subito il processo con il rito abbreviato. La scelta di definire il processo propostami dall’ Avv. Luca Scipione è stata da me condivisa anche per le dettagliate informazioni che lo stesso mi ha fornito. Mi ritengo fortunata ad avergli affidato la mia difesa, essendo stata, grazie alla sua competenza e professionalità, subito assolta da tutte le accuse, così da non avere avuto nessuna conseguenza negativa per il mio impiego ed aver recuperato tutta la mia serenità e tranquillità. R.P.
Un avvocato intuitivo
12/2017 - A.P.Mi sono rivolto all’ Avv. Luca Scipione perché trasferito d’ufficio improvvisamente quale sottufficiale di una forza di polizia da un reparto operativo in altra sede. L’Avv. Scipione, dopo aver analizzato la situazione con specifico riguardo a degli episodi accaduti durante il servizio, ha subito intuito che la causa del trasferimento fosse dipesa da un procedimento penale pendente nei miei confronti. La sua intuizione è stata corretta. Ero indagato per favoreggiamento personale, falso in atto pubblico e calunnia, tutti aggravati da agevolazione mafiosa per aver consentito la latitanza di alcuni mafiosi. Grazie all’intuizione avuta dall’Avv. Scipione sono riuscito ad evitare per tempo di essere arrestato, avendo subito chiesto lo stesso al pubblico ministero dell’antimafia che stava conducendo le indagini di interrogarmi al fine di chiarire la mia posizione. La vicenda processuale poi, proseguita per un aspetto marginale, si è conclusa celermente con la mia completa assoluzione, grazie ad una strategia difensiva dell’ Avv. Scipione esperta e competente. A.P.
Difesa per un errore di persona
5/2015 - P.A.Sono stato seguito dall’Avv. Luca Scipione in un processo penale perché imputato per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e all’emissione di fatture per operazioni inesistenti per una ingente elusione al pagamento di iva infracomunitaria attraverso un sistema fraudolento messo in essere da alcune società italiane e estere. Grazie alla sua competenza sono riuscito a dimostrare che gli operanti, i quali avevano ricavato il mio ruolo da alcune intercettazioni telefoniche, avevano commesso un evidente errore di persona, così da essere conseguentemente assolto. P.A.
Difesa in un processo mediatico
11/2019 - R.P.Mi sono rivolto all’Avv. Luca Scipione perché sottoposto a un noto procedimento penale, quale responsabile di un ufficio tecnico comunale, per un duplice omicidio colposo legato alla morte di due ragazze minorenni schiacciate da una roccia staccatasi da un costone sovrastante una spiaggia. Il procedimento è stato estremamente complesso in quanto ha comportato un lunghissimo dibattimento in cui sono emerse numerose questioni giuridiche e tecniche con cui l’Avv. Scipione si è dovuto misurare e per le quali ho avuto modo di apprezzare la sua preparazione e competenza sempre all’ altezza della situazione. Infatti, l’Avv. Scipione è riuscito, dopo l’accoglimento del ricorso per cassazione da lui proposto avverso la condanna confermata in appello nei miei confronti, ha ribaltare quanto ritenuto dai precedenti giudici e a farmi assolvere completamente nel giudizio di rinvio che si è celebrato dinanzi alla Corte di appello. Pensavo, pure per l’enorme rilevanza mediatica nazionale che ha avuto la vicenda processuale, che difficilmente sarei riuscito ad uscirne indenne, ma grazie alla preparazione e alla competenza dell’Avv. Scipione sono stato l’unico imputato a vedere riconosciuta la propria innocenza. R.P.
𝐋𝐚 𝐛𝐚𝐧𝐜𝐚𝐫𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐟𝐢𝐜𝐨.
Pubblicato su IUSTLABIn tema di bancarotta fraudolenta documentale occorre distinguere tra la bancarotta per fraudolenta tenuta delle scritture che richiede il dolo generico ovverosia la coscienza e volontà della condotta e la bancarotta per sottrazione o occultamento delle scritture, la quale richiede invece il dolo specifico, cioè il fine di arrecare pregiudizio ai creditori o di procurare un ingiusto profitto a sé o ad altri: dolo, questo, che può essere desunto anche dalle circostanze oggettive e dalla complessiva ricostruzione della vicenda, purché la motivazione dia conto degli elementi che colorano di specificità la condotta. Questo è il principio affermato nel solco della novità giurisprudenziali che stanno riguardando i reati fallimentari dalla sentenza n. 15987 del 28.4.2025 della Sezione Quinta Penale della Corte di Cassazione. La bancarotta fraudolenta documentale per sottrazione o occultamento delle scritture contabili integra infatti una fattispecie cd. specifica, per la cui configurabilità non è sufficiente limitarsi a constatare la mancata consegna delle scritture agli organi fallimentari. È necessario, infatti, precisa la sentenza in commento conformemente ad altre decisioni giurisprudenziali, accertare se la mancata consegna agli organi fallimentari delle scritture contabili fosse effettivamente finalizzata a danneggiare i creditori. La sentenza che si segnala assume infine nel panorama delle numerose decisioni che hanno affrontato la questione un particolare interesse perché richiama con forza la necessità per il giudice di accertate e di motivare adeguatamente non solo sulla mera volontarietà della condotta, ma anche la prova dello scopo di recare pregiudizio ai creditori o di procurare un ingiusto profitto a sé o ad altri.
𝐈 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐠𝐮𝐫𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐢𝐜𝐥𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐛𝐚𝐧𝐜𝐚𝐫𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐮𝐝𝐨𝐥𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.
Pubblicato su IUSTLABCon introduzione del delitto di autoriciclaggio la giurisprudenza si è ripetutamente soffermata a risolvere la questione della configurabilità di tale fattispecie di reato nel caso in cui la distrazione di merci e risorse liquide da parte dell’amministratore della società siano avvenute prima della sentenza dichiarativa di fallimento. Su questo aspetto la giurisprudenza ha assunto una posizione definitiva ritenendo che il delitto di autoriciclaggio riguardante il provento del delitto presupposto di bancarotta fraudolenta è configurabile anche nell’ipotesi di condotte distrattive compiute prima della dichiarazione di fallimento in tutti i casi in cui tali condotte fossero “ab origine” qualificabili come appropriazione indebita per effetto del rapporto di progressione criminosa che comporta l’assorbimento di tale ultimo delitto in quello di bancarotta fraudolenta quando venga dichiarato fallito il soggetto ai danni del quale l’agente ha realizzato la condotta appropriativa (Cass. Pen., Sez. II, 19.4.2016 n. 33725; Cass. Pen., Sez. V, 14.1.2020 n. 1203). In effetti, la questione della configurabilità del delitto di autoriciclaggio in caso di distrazioni fallimentari si è oramai focalizzata, come nel caso deciso con la sentenza n. 20152/2024 depositata il 21.4.2025 dalla Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, sulla effettiva esistenza di una condotta dissimulatoria nella condotta di trasferimento del patrimonio dalla fallita ad altre società e, più precisamente, sull’idoneità della condotta a fungere da ostacolo all’identificazione della provenienza delittuosa del bene distratto quale tratto caratterizzante rispetto alla bancarotta che ne è presupposto. In ragione di questo è stato escluso dalla recentissima sentenza richiamata che il mero trasferimento di somme oggetto di distrazione fallimentare a favore di imprese denoti di per sé, a differenza del trasferimento di beni arrecante una modifica di intestazione, una attitudine dissimulatoria occorrendo sicuramente qualcosa in più (quid pluris), cosicché vanno scandagliate le attività successivamente poste in essere con il denaro distratto per verificate la loro idoneità a ostacolare la sua ricerca e l’individuazione dell’origine illecita. In mancanza di questo qualcosa in più il trasferimento di somme oggetto di distrazione fallimentare configura soltanto il delitto di bancarotta fraudolenta per distrazione e non anche, stante il divieto del principio di doppia incriminazione, il delitto di autoriciclaggio.
𝗦𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗶𝗴𝘂𝗿𝗮 𝗶𝗹 𝗱𝗲𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘁𝗼𝗿𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶.
Pubblicato su IUSTLABLa questione della configurabilità del delitto di estorsione con violenza al posto del delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni è sempre stata in generale di estremo interesse giurisprudenziale per le significative ricadute in termini di pena per l’imputato a cui viene riconosciuta la configurabilità dell’una o dell’altra fattispecie criminosa. In particolare, l’elemento distintivo che in generale ricorre tra le due diverse fattispecie delittuose viene oramai sempre individuato dalla costante giurisprudenza (cfr. Cass. Pen., Sez. Unite, n. 29541/2010) nell’elemento psicologico che caratterizza la condotta del soggetto agente, atteso che si configura il meno grave delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni quando l’agente persegue con la propria condotta un profitto nella convinzione ragionevole, anche se trattasi di una ipotesi infondata, di esercitare un suo diritto giudizialmente azionabile ovvero il delitto di estorsione quando l’agente persegue un profitto nella consapevolezza di non averne diritto. In proposito, assume particolare interesse la sentenza n. 24114 del 30 giugno 2025 della Seconda Penale della Corte di Cassazione, la quale ha affrontato la ricorrenza della configurabilità di una delle due fattispecie delittuose nel caso di condotte di violenza commesse da un partner per il perseguimento di un profitto da un familiare convivente. Invero, premesso che la configurabilità del delitto di estorsione tra congiunti è possibile solamente in caso di violenza e non in quello di minaccia per ricorrenza in tale ultimo caso della causa di non punibilità speciale prevista dall’art. 649 c.p., la sentenza segnalata è di particolare interesse perché, nel ribadire le differenze tra le due fattispecie criminose, viene a ritenere la configurabilità del reato di estorsione (art. 629 c.p) nella condotta di un uomo che con violenza pretende dalla compagna una somma di denaro sproporzionata rispetto alle reali disponibilità della partner quale compartecipazione alle spese domestiche.
La revoca della confisca di prevenzione
La Cronaca Quotidiano - 5/2022La vicenda è quella di una confisca di prevenzione patrimoniale antimafia che ha riguardato l'attività di un imprenditore rimasta coinvolta in una operazione denominata 'Babylonia', nell'ambito della quale sono state sottoposte prima a sequestro di prevenzione e poi a confisca antimafia circa seicento società. L'intervista è stata resa a seguito dell'accoglimento da parte della Corte di Appello di Roma del ricorso proposto avverso la confisca disposta dal Tribunale di Roma, confermata invece per le altre società.
Assoluzione per voto di scambio
La Cronaca Quotidiano - 1/2026È una intervista che ha riguardato l'assoluzione perché il fatto non sussiste pronunciata in favore di un sindaco imputato per voto di scambio e per l'abrogato abuso di ufficio nell'ambito di un procedimento penale in cui veniva ipotizzato l'affidamento di un servizio in violazione di legge ad una ditta, che, secondo la prospettazione accusatoria, aveva ottenuto la gestione del servizio espletato quale contropartita di un sostegno elettorale prestato per il sindaco neo eletto.
𝐂𝐚𝐬𝐞 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐭𝐞, 𝐢𝐥 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐨 𝐫𝐞𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐝𝐮𝐫𝐚 𝐥𝐚𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐠𝐨𝐦𝐛𝐞𝐫𝐨
Pubblicato su IUSTLABCol decreto sicurezza (d.l. 48/2025) è stato introdotto nel codice penale l’art. 634-bis c.p., che prevede e punisce a querela di parte ovvero di ufficio nel caso in cui il reato sia stato commesso ai danni di una persona incapace per età o infermità di mente l’occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui. Questa nuova fattispecie criminosa, introdotta dal legislatore per fronteggiare il fenomeno dei cd. ladri di case, punisce con la pena della reclusione da due a sette anni chi occupa l’immobile destinato al domicilio altrui con violenza o minacce, chi impedisce il rientro nell’immobile al proprietario o a chi lo detiene in modo legittimo, chi si appropria di un immobile altrui con artifizi o raggiri e chi cede ad altri l’immobile occupato. È punito inoltre dalla stessa fattispecie criminosa pure chi, fuori dai casi di concorso nel reato, si intromette o coopera nell’occupazione dell’immobile ovvero riceve o corrisponde del denaro o altre utilità per la medesima occupazione. L’art. 634-bis c.p., essendo perseguita dal legislatore la finalità di consentire ai proprietari e ai legittimi possessori di rientrare nella disponibilità dei propri immobili, prevede poi al comma terzo una particolare causa di non punibilità in favore dell’occupante che collabori nell’accertare i fatti e rispetti volontariamente l’ordine di rilascio dell’immobile. Unitamente al nuovo reato è stato introdotto anche l’articolo 321-bis c.p.p. che, oltre a prevedere l’emissione da parte del giudice su richiesta del pubblico ministero di un decreto motivato per la reintegrazione dell’immobile o delle sue pertinenze, regolamenta una procedura coattiva particolarmente accellerata di rilascio dell’immobile e di reintegra del denunciante nell’usurpato possesso.
𝐈𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐬𝐜𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐞𝐪𝐮𝐢𝐯𝐚𝐥𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐮𝐬𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐥 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐯𝐞𝐧𝐠𝐚 𝐦𝐨𝐝𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐨 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨.
Pubblicato su IUSTLABLa questione oggetto di esame riguarda le condizioni e i presupposti per cui è possibile disporre un sequestro preventivo funzionale alla confisca allargata prevista dall’art. 240-bis c.p. quando, in caso di commissione di reati di particolare allarme sociale, quali ad esempio il delitto di associazione a delinquere, di usura e di riciclaggio, non si rivengano (cd. confisca diretta) denaro, beni e altre utilità di cui il condannato non è in grado di giustificare la provenienza e vengano sottoposti a sequestro denaro, beni o altra utilità di legittima provenienza per un valore equivalente al profitto o al prezzo del reato commesso (cd. confisca per equivalente). Più specificatamente, la questione che si intende evidenziare è la particolarità che caratterizza il presupposto del periculum in mora richiesto dall’art. 321 c.p.p. per disporre un sequestro preventivo anche qualora lo stesso sia funzionale alla confisca per equivalente di cui al comma 2 dell’art. 240-bis c.p.. Difatti, alla luce di quanto precisato dalla sentenza n. 24568 del 3 luglio 2025 della Sezione Seconda Penale della Corte di Cassazione, la sussistenza del presupposto del periculum in mora non si esaurisce nel prendere atto della sola confiscabilità del bene in base all’art. 240-bis c.p., essendo imprescidibile l’esistenza di elementi concreti che facciano ritenere sussistente il pericolo che, nelle more del giudizio, il bene venga modificato, disperso, deteriorato, utilizzato o alienato. Dunque, in mancata di tali elementi concreti non ricorre il presupposto del periculum in mora e, conseguentemente, il sequestro preventivo dei beni suddetti non può essere legittimamente disposto a prescindere dalla possibilità che i medesimi beni vengano, in caso di condanna, colpiti da un provvedimento di confisca per equivalente.
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