Avvocato Nicoletta Genovese a Rivello

Nicoletta Genovese

Avvocato civilista, giuslavorista e immigrazionista

Informazioni generali

Sono un avvocato che grazie alla collaborazione con diversi studi legali ha maturato una consolidata esperienza sia nel settore giudiziale che stragiudiziale in materia di diritto civile, diritto dell'immigrazione e diritto del lavoro. In particolare nel settore del diritto civile mi occupo di separazioni, divorzio, contrattualistica, responsabilità civile, infortunistica, infortunistica stradale, recupero crediti, diritto condominiale et al. Mi occupo inoltre di diritto del lavoro e diritto dell'immigrazione. Lo studio è in Basilicata a Rivello in provincia di Potenza, ma fornisco assistenza in tutto il territorio nazionale.

Esperienza


Diritto condominiale

Fornisco assistenza e consulenza stragiudiziale e giudiziale nel settore del diritto condominiale. Ho fornito assistenza nelle cause relative a liti condominiali per lavori su parti comuni inerenti alla ripartizione delle spese per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria. Il mio obbiettivo è individuare la strada più celere per fornire una soluzione ottimale e meno costosa per la controversia accorsa.


Diritto civile

Ho fatto una pratica nel settore del diritto civile che mi ha permesso di approfondire le tematiche proprie del diritto civile. In particolare, attualmente mi sto dedicando alla tematica del risarcimento danni da somministrazione di vaccini-vaccini covid 19, nonché risarcimento danni da somministrazioni di trasfusione ed emoderivati e, in generale, malasanità. Mi occupo inoltre di diritto di famiglia ( separazione e divorzi sia consensuali che giudiziali, anche internazionali), responsabilità civile (infortunistica stradale- infortunistica-), contrattualistica, recupero crediti, diritto condominiale, diritto del lavoro.


Diritto del lavoro

Mi occupo di assistenza e consulenza in diritto del lavoro, sia in sede giudiziale che stragiudiziale. Aiuto i lavoratori a far valere i loro diritti in diverse situazioni, tra cui Impugnazione di licenziamenti illegittimi, dimissioni per giusta causa, richieste di differenze retributive (ad esempio, straordinari non pagati), controversie per mobbing, straining e stalking sul luogo di lavoro, infortuni sul posto di lavoro. Fornisco inoltre assistenza per l'accesso al fondo di garanzia INPS per il TFR e i crediti di lavoro. Il mio obiettivo è tutelare i lavoratori, offrendo supporto per affrontare e risolvere le ingiustizie subite.


Altre categorie

Immigrazione e cittadinanza, Diritto di famiglia, Separazione, Divorzio, Incidenti stradali, Risarcimento danni, Malasanità e responsabilità medica, Negoziazione assistita, Domiciliazioni e sostituzioni, Mobbing, Sicurezza ed infortuni sul lavoro, Diritto assicurativo, Recupero crediti, Contratti, Licenziamento, Diritto amministrativo, Matrimonio, Diritto militare, Diritto tributario, Diritto bancario e finanziario, Pignoramento, Diritto penale.



Credenziali

Pubblicazione legale

Come Ottenere Tutela per le Spese di Ristrutturazione delle Cose Comuni in Condominio

Pubblicato su IUSTLAB

La vita in condominio si sa non è sempre rose e fiore, spesso è un terreno fertile di litigiosità, si possono così verificare situazioni complesse, soprattutto quando si tratta di ristrutturazioni delle cose comuni. In caso di dissenso tra i condomini riguardo le spese o i lavori da eseguire, non è raro che nascano liti condominiali. Ma cosa fare se i lavori necessari non vengono fatti e come ottenere tutela legale? Ecco cosa sapere su come affrontare e risolvere queste problematiche. 1. La Natura delle Spese di Ristrutturazione delle Cose Comuni In un condominio, le spese per la ristrutturazione delle cose comuni, come facciate, tetti, impianti e aree comuni, sono generalmente condivise tra i condomini in base ai millesimi di proprietà. Tuttavia, può accadere che alcuni condomini si oppongano all'esecuzione dei lavori, impedendo il necessario intervento di ristrutturazione. In queste situazioni, è fondamentale sapere quali strumenti legali sono disponibili per tutelare le proprie ragioni, garantire che i lavori vengano effettuati e che tutti i condomini contribuiscano equamente alle spese. 2. La Decisione dell'Assemblea Condominiale: Obbligo di Lavori e Spese La ristrutturazione delle cose comuni deve essere decisa dall'assemblea condominiale con una votazione che rispetti le quote millesimali, salvo casi di urgenza che possano essere trattati immediatamente da chi è incaricato della gestione. In caso di mancata approvazione, se i lavori sono necessari per la sicurezza e la funzionalità dell’edificio, il condominio può essere obbligato a procedere anche senza il consenso di tutti i condomini. 3. Come Costringere gli Altri Condomini a Effettuare i Lavori Quando si verifica una situazione di stallo, in cui alcuni condomini si rifiutano di effettuare i lavori o di partecipare alle spese, la legge offre diversi strumenti per costringere gli altri condomini ad adempiere ai loro obblighi. Un’opzione utile è quella di ricorrere al procedimento cautelare , che consente di ottenere una tutela immediata in caso di necessità urgenti. 4. Il Procedimento Cautelare per la Tutela dei Diritti Condominiali Il procedimento cautelare è una soluzione efficace quando si deve ottenere un intervento urgente per impedire danni irreparabili o per garantire che vengano effettuati i lavori di ristrutturazione. Questo strumento giuridico si attua presso il tribunale e ha come obiettivo l’adozione di misure urgenti che tutelano i diritti di chi ne fa richiesta, in attesa della decisione definitiva sul merito della causa. A. Quali Situazioni giustificano un procedimento cautelare? Un procedimento cautelare può essere avviato se: La ristrutturazione è urgente per evitare danni all'edificio o per risolvere problematiche di sicurezza. Si teme che i lavori non vengano eseguiti per via del disinteresse o della contrarietà di alcuni condomini. La non esecuzione dei lavori potrebbe compromettere la vivibilità e la funzionalità del condominio. B. Come Avviare un Procedimento Cautelare? Il procedimento cautelare può essere avviato con il supporto di un avvocato specializzato in diritto condominiale, che presenterà la richiesta al tribunale. La procedura consiste nel chiedere un'ordinanza che imponga ai condomini dissenzienti di partecipare alle spese di ristrutturazione e/o di consentire l'esecuzione dei lavori. L'intervento del giudice è rapido, garantendo una tutela tempestiva. 5. Conclusioni In caso di liti condominiali per le spese di ristrutturazione delle cose comuni, è fondamentale sapere come tutelare i propri diritti e spingere gli altri condomini ad adempiere agli obblighi previsti. Il procedimento cautelare rappresenta uno degli strumenti più efficaci per risolvere situazioni di stallo e garantire che gli interventi necessari vengano eseguiti tempestivamente, evitando danni e ulteriori disagi. Se stai affrontando una situazione simile, rivolgiti a un avvocato esperto in diritto condominiale per ottenere la consulenza legale adatta e intraprendere il giusto percorso legale. e se non c'è un condominio ma solo una comproprietà? Se non c'è un condominio e si tratta solo di comproprietari di un immobile, la situazione legale cambia rispetto a quella di un condominio, ma alcune dinamiche fondamentali restano simili, soprattutto se ci sono lavori di ristrutturazione da effettuare su beni comuni o condivisi. In questi casi, ogni comproprietario ha diritti e doveri in relazione alla gestione dell'immobile e alla suddivisione delle spese, anche se non esiste un amministratore condominiale. Vediamo come gestire le liti tra comproprietari e come obbligare gli altri a partecipare alle spese di ristrutturazione. 1. La Natura della Comproprietà e le Spese di Ristrutturazione Quando due o più persone sono comproprietarie di un bene (ad esempio, un edificio o un appartamento) ma non c'è una struttura condominiale vera e propria, ogni comproprietario ha un diritto sulle parti comuni dell’immobile. Se ci sono necessità di ristrutturazione, queste vanno generalmente decise tra i comproprietari in base alla quota di proprietà (ad esempio, se un comproprietario possiede il 50% dell’immobile, contribuirà al 50% delle spese di ristrutturazione delle parti comuni). Le spese di ristrutturazione per le parti comuni devono essere condivise in proporzione alle quote di proprietà, ma può accadere che alcuni comproprietari non siano d'accordo sul tipo di intervento da fare o sul contributo da dare. 2. Come Risolvere il Conflitto tra Comproprietari? In assenza di un condominio, la gestione dei conflitti tra comproprietari è regolata dai principi del diritto civile . I comproprietari sono obbligati a cooperare per la manutenzione e la gestione delle cose comuni, ma in caso di disaccordo, la soluzione non è immediata come in un condominio con un amministratore che decide per tutti. A. L'Accordo tra Comproprietari Idealmente, i lavori di ristrutturazione dovrebbero essere decisi consensualmente, con una delibera unanime o comunque con il consenso dei comproprietari. La decisione riguarda non solo i lavori da fare, ma anche la modalità di suddivisione delle spese. B. Ricorso al Tribunale in Caso di Disaccordo Se non si raggiunge un accordo, uno dei comproprietari può rivolgersi al tribunale per chiedere una soluzione legale, in quanto i lavori di ristrutturazione delle parti comuni sono un obbligo di conservazione e valorizzazione dell'immobile. In tal caso, il tribunale potrebbe intervenire per decidere sull'esecuzione dei lavori e sulla divisione delle spese. 3. Come Costringere gli Altri Comproprietari a Partecipare alle Spese? Quando un comproprietario si rifiuta di contribuire alle spese necessarie per la ristrutturazione delle parti comuni, l'altro comproprietario ha alcune opzioni legali: A. Procedimento Civile: Azione Legale per il Rimborso Se i comproprietari non riescono a trovare un accordo, uno dei comproprietari può intentare una causa civile per ottenere il pagamento delle spese. L'azione legale può riguardare la richiesta di pagamento delle quote dovute per la ristrutturazione, in quanto ogni comproprietario è tenuto a contribuire secondo la sua quota di proprietà. B. Procedimento Cautelare Nel caso in cui ci sia urgenza, ad esempio se i lavori sono necessari per la sicurezza dell’immobile o per evitare danni irreparabili (come la manutenzione del tetto per evitare infiltrazioni di acqua), si può ricorrere a un procedimento cautelare . Questo strumento consente di ottenere misure urgenti per procedere con i lavori, in attesa di una decisione definitiva del tribunale sulla questione delle spese. In pratica, il procedimento cautelare si usa per ottenere un'ordinanza del giudice che imponga ai comproprietari di contribuire alle spese necessarie per la conservazione e manutenzione dell’immobile. 4. L'Intervento del Giudice: Cosa Può Decidere il Tribunale? Se la situazione non viene risolta tra i comproprietari, il tribunale può intervenire per determinare l’entità delle spese e le modalità di suddivisione, tenendo conto delle quote di proprietà di ciascun comproprietario. In questo modo, anche in assenza di un condominio e senza un amministratore, la legge può obbligare i comproprietari a rispettare le proprie obbligazioni finanziarie nei confronti degli altri. 5. Conclusioni Anche senza un condominio, le liti tra comproprietari riguardo alle spese di ristrutturazione delle cose comuni sono comuni e possono essere risolte con azioni legali. È importante che i comproprietari agiscano con chiarezza fin dall'inizio, stabilendo modalità di gestione comuni e una suddivisione chiara delle spese. In caso di disaccordo, il ricorso al tribunale, attraverso un procedimento civile o cautelare, rappresenta una via per risolvere il conflitto e obbligare i comproprietari a partecipare alla ristrutturazione. Se ti trovi in una situazione simile, è fondamentale consultare un avvocato esperto in diritto civile per intraprendere il giusto percorso legale e tutelare i tuoi diritti come comproprietario. Di particolare importanza, è anche rivolgersi ad un avvocato che sia esperto in tecniche di negoziazione, la strada della conciliazione potrebbe essere in questi casi la più agevole da percorrere, soprattutto quando vi è una situazione di necessità ed urgenza, il tempo, mai in questi casi è denaro, soprattutto per tutelare l'incolumità di tutti. Fermo restando, la mediazione obbligatoria in materia di condominio/ comproprietà, è a mio avviso auspicabile cercare di negoziare una soluzione condivisa della lite al fine di raggiungere nel minor tempo possibile una conciliazione della lite ed evitare, appunto, il verificarsi di ulteriori danni e perdite.

Pubblicazione legale

Il riconoscimento della cittadinanza ius sanguinis/ iure sanguinis

Pubblicato su IUSTLAB

Nel nostro ordinamento la cittadinanza si acquista prioritariamente per nascita : è considerato cittadino italiano il figlio di padre e di madre cittadini per discendenza diretta dall’avo cittadino italiano . La legge di riferimento è la legge 91/1992, in virtù della quale, il discendente emigrato italiano che non abbia conseguito la cittadinanza straniera, può rivendicare il riconoscimento della cittadinanza italiano iure sanguinis . Ragion per cui, anche i discendenti di seconda, terza e quarta generazione, ed oltre, (all'infinito) di emigrati italiani possono essere dichiarati cittadini per filiazione, cioè per cittadinanza ius sanguinis, purché non vi sia stata una interruzione nella trasmissione della cittadinanza. Per ottenere la cittadinanza iure sanguinis occorrono due requisiti: la discendenza da soggetto italiano ( l’avo emigrato); l’ assenza di interruzioni nella trasmissione della cittadinanza. È quindi necessario per il richiedente dare prova della mancata naturalizzazione straniera , non solo dell’avo italiano, ma anche dei suoi discendenti in linea retta, prima della nascita della successiva generazione, fino ad arrivare al richiedente. Il problema della naturalizzazione si è avvertito in particolar modo in Brasile, tra il 1889 e 1891 a seguito della grande naturalizzazione. Il Governo Brasiliano, in virtù del decreto 58 A del 1889, stabiliva che gli Italiani presenti in territorio Brasiliano alla data del 15.11.1889 avrebbero ottenuto la “naturalizzazione automatica” brasiliana a meno che non avessero manifestato dinanzi ai propri consolati la volontà di permanere cittadini della nazione di origine, entro sei mesi dalla data di pubblicazione del decreto. La grande naturalizzazione veniva utilizzata dal Ministero dell’Interno per contestare la trasmissione dello "status civitatis" per supposta automatica perdita della cittadinanza italiana dell’avo italiano che in quel periodo storico era emigrato in Brasile. La sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite il 24.08.2022, n. 25318 ha definitivamente ritenuto illegittima tale norma. In particolare ha ritenuto che la norma straniera deve essere messa in stretta correlazione con le disposizioni del codice civile all'epoca vigente, ergo, il codice civile del 1865. L’art. 11, n. 2, cod. civ. 1865, nello stabilire che la cittadinanza italiana è persa da colui che abbia “ottenuto la cittadinanza in paese estero”, sottintende, per gli effetti sulla linea di trasmissione iure sanguinis ai discendenti, che si accerti il compimento, da parte della persona all’epoca emigrata, di un atto spontaneo e volontario finalizzato all’acquisto della cittadinanza straniera in applicazione del principio secondo il quale: "le norme del diritto internazionale e le leggi estere, non possono essere contrastanti con le leggi del nostro stato afferenti alle persone, all’ordine pubblico e al buon costume". Ragion per cui , in materia di cittadinanza non è previsto alcun automatismo , in quanto per la perdita della cittadinanza italiana è necessaria una esplicita rinuncia . La trasmissione della cittadinanza iure sanguinis La trasmissione della cittadinanza iure sanguinis può avvenire in linea maschile ( paterna) o in linea femminile ( materna). Il riferimento normativo è l'art. 1 della legge 91/1992, ai sensi del quale: " è cittadino per nascita: il figlio di padre o di madre cittadini ". Questo significa che colui che è nato in uno stato straniero ha diritto ad essere riconosciuto cittadino italiano se dimostra di avere un avo italiano senza limiti generazionali , purché la catena di trasmissione della cittadinanza non si sia interrotta per naturalizzazione o per rinuncia di uno degli ascendenti prima della nascita del figlio cui si vorrebbe trasmettere la cittadinanza. La trasmissione può quindi avvenire in linea femminile-materna e in linea maschile-paterna. Se per la trasmissione in linea maschile-paterna non vi sono limiti, nel passato si riscontravano dei limiti per la trasmissione in via materna della cittadinanza. Infatti, l’articolo 10 della legge 555/1912 stabiliva la perdita della cittadinanza italiana per la donna che si univa in matrimonio con un cittadino straniero. Tuttavia, la legge 555/1912 è stata considerata costituzionalmente illegittima in applicazione del principio di uguaglianza e della parità dei coniugi, quindi la possibilità della trasmissione della cittadinanza italiana anche per linea materna. Principio oggi ribadito anche dalla Suprema Corte di Cassazione. Gli Ermellini hanno affermato che: “ per effetto delle sentenze della Corte Costituzionale, deve essere riconosciuto il diritto allo status di cittadino italiano al richiedente nato all’estero da figli di donna italiana coniugata con cittadino straniero nel vigore della L. 555/1912 che sia stata, di conseguenza, privata della cittadinanza italiana a causa del matrimonio ”. Come ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis Il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis può avvenire attraverso due procedure: la procedura giudiziale e la procedura amministrativa. La procedura giudiziale La procedura giudiziale, è la procedura che permette di ottenere il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis in maniera più celere , in quanto i tempi per ottenere il riconoscimento della cittadinanza in via amministrativa, attraverso il Consolato, sono molto lunghi. Basti pensare che i tempi per essere chiamati al consolato possono superare i 10 anni. È preferibile, allora la via giudiziale. Il Tribunale Roma con la sentenza n. 2055/ 2019 ha riconosciuto la problematica delle lunghissime liste di attesa e le ha considerate un diniego di riconoscimento del diritto vantato dai richiedenti, giustificando così il loro accesso alla via giurisdizionale. Sulla scia di tale orientamento, recenti sentenze del Tribunale di Roma hanno previsto che non è necessario attendere 730 giorni prima di iniziare l’azione giudiziaria. Singoli passaggi della procedura giudiziale Innanzitutto bisogna premettere, che dal 2021 è cambiata la legge, e pertanto, la competenza a decidere la domanda di cittadinanza iure sanguinis non è più il Tribunale di Roma, ma è il Tribunale del foro di nascita dell’avo italiano . Il procedimento è disciplinato dalla legge delega 206/2021 la quale prevede al comma n. 36: “ quando l’attore risiede all’estero le controversie di accertamento dello stato di cittadinanza italiana sono assegnate avendo riguardo al comune di nascita del padre, della madre o dell’avo cittadini italiani ”. Quindi, la competenza in materia di domanda di cittadinanza ius sanguinis è delle Sezioni Specializzate in materia di immigrazione e cittadinanza del tribunale del luogo del comune di nascita dell’avo cittadino italiano . Il procedimento, oggi, a seguito della cd Riforma Cartabia si svolge secondo le norme del rito semplificato di cognizione, di cui all’articolo 281 decies e ss c.p.c. È necessaria l’assistenza di un legale, ed è necessaria la procura notarile per la rappresentanza in giudizio. All'uopo è opportuno dotarsi di una procura redatta da un notaio e successivamente tradotta, e in alcuni casi apostillata. Non è necessaria la presenza dei ricorrenti in Italia. Per poter presentare la domanda giudiziale di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, di particolare importanza è la raccolta della documentazione . I documenti raccolti, formati all’estero, devono ai sensi del DPR. 445/2000, essere tradotti in lingua italiana e muniti di legalizzazione consolare . La validità dei certificati è disciplinata dall’ art. 41 del DPR 445/2000 che stabilisce la validità illimitata dei certificati rilasciati dalle pubbliche amministrazioni attestanti stati, qualità personali e fatti non soggetti a modificazione. Le restanti certificazioni hanno invece validità di sei mesi. La stessa legge si applica anche ai documenti prodotti in Italia. Nell’ambito del processo giudiziale incombe l’onere sulla parte che richiede il riconoscimento della cittadinanza italiana di fornire la prova del suo diritto , quindi la prova della filiazione da discendente italiano per cui, di fondamentale importanza è la raccolta della documentazione, che costituirà prova del rapporto di filiazione . Ottenuto il riconoscimento della cittadinanza italiana, l’avvocato provvederà a richiedere, all’ufficio anagrafico del comune italiano di nascita dell’avo, la trascrizione degli atti nel registro dello stato civile. Con l’avvenuta trascrizione la procedura si intende conclusa. Il riconoscimento della cittadinanza italiana opera con effetto retroattivo alla nascita della persona. I richiedenti possono recarsi personalmente presso gli Uffici Consolari di residenza per richiedere l’iscrizione all’AIRE (Anagrafica italiani residenti all’estero) nonché il rilascio del passaporto italiano. La via amministrativa Come anzidetto, in alcuni casi è possibile anche scegliere la procedura amministrativa. La procedura amministrativa permette il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis senza instaurare un giudizio. Tuttavia, i tempi per ottenere il riconoscimento della cittadinanza sono più lunghi. La procedura amministrativa può svolgersi in due modalità, a seconda che il richiedente risieda all’estero o in Italia. Se risiede in Italia è possibile esperire la procedura amministrativa tramite il comune di residenza del richiedente, quindi è necessaria preliminarmente ottenere l’iscrizione anagrafica, ed è necessario avere ottenuto la residenza nel Comune in cui si intende esperire il procedimento amministrativo di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, oltre ad avere preliminarmente, regolare permesso di soggiorno. Invece, per i residenti all’estero possono proporre istanza all’autorità consolare. I tempi di attesa per ottenere la cittadinanza iure sanguins in via amministrativa sono più lunghi. Se la procedura viene avviata personalmente in Italia, l’attesa varia in base al Comune, nel caso in cui la domanda è presentata all’estero, l’attesa varia in base al Consolato. Proprio per abbattere i tempi di attesa, e permettere al richiedente di continuare a risiedere all’estero è sempre consigliabile la via giudiziale . Di particolare importanza è la raccolta della documentazione e il rispetto della normativa di riferimento. A tal proposito importante è la circolare del ministero dell’interno la K.28.1 del 1992 che rappresenta una sorta di “vademecum” delle procedure da seguire per i cittadini stranieri che vogliono ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana. Naturalmente al fine di poter richiedere il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, è necessario ricostruire la discendenza della cittadinanza italiana. Quindi è necessario partire dall’avo italiano, e verificare, attraverso la preliminare raccolta della documentazione che non vi sono stati processi di naturalizzazione o interruzione nella trasmissione della cittadinanza.

Pubblicazione legale

Sicurezza nei Luoghi di Lavoro: Un'Analisi Approfondita dei Principi Fondamentali e delle Normative a tutela dei lavoratori

Pubblicato su IUSTLAB

Introduzione La sicurezza sui luoghi di lavoro è un aspetto cruciale per garantire il benessere dei lavoratori e la produttività delle aziende. Le statistiche mostrano che gli incidenti sul lavoro continuano a rappresentare un grave problema a livello globale, con conseguenze non solo per la salute e la vita dei dipendenti, ma anche per le economie e le organizzazioni. Per questo motivo, la sicurezza sul lavoro deve essere considerata una priorità assoluta, integrando nella cultura aziendale principi di prevenzione, educazione e attuazione di normative adeguate. Normative e Legislazione In molti paesi, la sicurezza sul lavoro è regolamentata da leggi specifiche che obbligano le aziende a prendere misure preventive per ridurre i rischi. In Italia, la legge principale che regola la sicurezza sul lavoro è il Decreto Legislativo 81/2008, che stabilisce le disposizioni minime per la protezione della salute e sicurezza dei lavoratori. Il decreto prevede l'obbligo per il datore di lavoro di adottare misure idonee per la prevenzione degli infortuni, garantire la formazione adeguata, fornire dispositivi di protezione individuale (DPI) e realizzare una valutazione dei rischi. Anche l'Unione Europea ha adottato direttive vincolanti che gli Stati membri devono recepire. La direttiva 89/391/CEE, che stabilisce misure per migliorare la sicurezza e la salute dei lavoratori, si è rivelata una pietra miliare per la definizione di standard comuni in tutti i paesi membri. Principi Fondamentali per la Sicurezza sul Lavoro Il nostro codice civile, con l'articolo 2087, rubricato " tutela delle condizioni di lavoro " prevede un vero e proprio dovere del datore di lavoro di garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro. L'imprenditore, ai sensi dell'articolo 2087, è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Al dovere del datore di lavoro d i garantire un posto di lavoro salubre, corrisponde non solo il diritto del lavoratore ad effettuare la propria prestazione di lavoro in un ambiente di lavoro sicuro, ma anche un dovere dello stesso a contribuire, nell'esercizio della propria attività lavorativa, al mantenimento di un ambiente di lavoro protetto. La sicurezza sul posto di lavoro si fonda su alcuni principi cardine che mirano a ridurre i rischi e a promuovere ambienti di lavoro sicuri: 1. Prevenzione dei rischi: L'approccio preventivo è il principio di base della sicurezza sul lavoro. La valutazione dei rischi deve essere effettuata per ogni attività, identificando pericoli potenziali e adottando misure per eliminarli o ridurli al minimo. 2. Formazione e informazione: I lavoratori devono essere adeguatamente formati sui rischi specifici delle loro mansioni e sui comportamenti da tenere in caso di emergenza. La formazione deve essere continua, per adattarsi ai cambiamenti delle normative e delle tecnologie. 3. Partecipazione dei lavoratori: È fondamentale che i lavoratori siano coinvolti nelle decisioni relative alla sicurezza. La loro esperienza diretta può essere una risorsa fondamentale per identificare rischi e soluzioni pratiche. 4. Controllo e monitoraggio: Le misure di sicurezza devono essere costantemente monitorate, con ispezioni regolari per garantire che siano rispettate. Il monitoraggio può includere anche l'analisi degli infortuni e delle malattie professionali per comprendere le cause sottostanti e prevenire futuri incidenti. 5. Miglioramento continuo: La sicurezza non è un obiettivo statico, ma un processo continuo che implica la revisione periodica delle politiche e la loro evoluzione in base ai cambiamenti nelle normative, nelle tecnologie e nelle pratiche lavorative. Rischi Comuni nei Luoghi di Lavoro Ogni settore ha rischi specifici che richiedono misure preventive particolari. Tuttavia, esistono alcuni rischi comuni che si trovano in numerosi ambienti di lavoro: • Rischi fisici: Tra cui rumore, vibrazioni, esposizione a temperature estreme, radiazioni e illuminazione inadeguata. • Rischi chimici: Esposizione a sostanze pericolose come polveri, gas, fumi o prodotti chimici industriali. • Rischi biologici: Contatto con agenti patogeni, batteri, virus, e funghi, particolarmente rilevante in ambito sanitario. • Rischi ergonomici: Problemi legati alla postura, movimentazione manuale dei carichi, eccessiva permanenza in una posizione statica. • Rischi psicosociali: Stress, mobbing, burnout, e ansia da lavoro. Tecnologie e Innovazione nella Sicurezza sul Lavoro Negli ultimi anni, l'innovazione tecnologica ha avuto un impatto positivo sulla sicurezza sul lavoro. L'uso di dispositivi indossabili, come sensori per il monitoraggio dei segnali vitali, ha permesso una sorveglianza in tempo reale delle condizioni di salute dei lavoratori, in particolare in ambienti ad alto rischio. Inoltre, l'automazione e l'intelligenza artificiale hanno contribuito a ridurre l'esposizione a rischi fisici, affidando ad apparecchiature robotiche compiti pericolosi. Anche la realtà aumentata (AR) e la realtà virtuale (VR) sono strumenti promettenti per la formazione sulla sicurezza, permettendo ai lavoratori di vivere simulazioni di situazioni di emergenza senza rischiare danni reali. La sicurezza nei luoghi di lavoro è un tema che richiede costante attenzione da parte di tutti i soggetti coinvolti, dal datore di lavoro al lavoratore stesso. Le normative, sebbene fondamentali, non sono sufficienti se non accompagnate da una cultura della sicurezza che parta dalla prevenzione e dalla formazione continua. L'evoluzione tecnologica offre strumenti sempre più avanzati per migliorare la protezione dei lavoratori, ma il fattore umano rimane sempre al centro della questione. Investire nella sicurezza significa non solo rispettare la legge, ma anche tutelare la salute e il benessere dei lavoratori, contribuendo alla crescita sostenibile e alla competitività dell’imprese. Tuttavia molti sono i casi di infortuni sul lavoro, per questo di fondamentale importanza per ogni lavoratore è sapere come tutelarsi in caso di infortunio sul lavoro. Tutelarsi in Caso di Infortunio sul Lavoro Gli infortuni sul lavoro possono verificarsi anche in ambienti ben protetti e con adeguate misure di sicurezza. È quindi fondamentale che i lavoratori conoscano i diritti e le procedure da seguire nel caso in cui si verifichi un incidente. La tempestività e la corretta gestione dell’infortunio sono essenziali per tutelarsi sia dal punto di vista sanitario che legale. Di seguito sono descritti i principali passi da compiere per tutelarsi in caso di infortunio sul lavoro. 1. Segnalare l’Infortunio al Datore di Lavoro Il primo passo, in caso di infortunio, è segnalare immediatamente l'incidente al datore di lavoro o al responsabile della sicurezza. La segnalazione deve essere fatta appena possibile, anche se si ritiene che l'infortunio sia di lieve entità. La comunicazione tempestiva è essenziale per avviare le procedure di emergenza e per assicurarsi che l'incidente venga registrato correttamente. 2. Rivolgersi a un Medico per la Certificazione dell'Infortunio Anche se l’infortunio sembra non grave, è fondamentale rivolgersi a un medico per una valutazione della salute. Il medico dovrà redigere un certificato medico che attesti le lesioni riportate e la loro gravità. È importante che il medico certifichi l’incidente come infortunio sul lavoro, poiché solo in questo caso il lavoratore avrà diritto a tutte le prestazioni previste dalla legge, come l'indennizzo per infortunio. In caso di infortuni gravi, è fondamentale essere trasportati immediatamente in ospedale o in una struttura sanitaria per le necessarie cure mediche. 3. Compilare il Modulo di Denuncia di Infortunio all'INAIL Una volta ricevuto il certificato medico, il passo successivo è la denuncia dell’infortunio all'INAIL (Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro). La denuncia deve essere effettuata dal datore di lavoro o direttamente dal lavoratore, qualora quest'ultimo non riceva supporto dalla propria azienda. La denuncia deve essere fatta entro 48 ore dall'incidente. Se l'infortunio non viene denunciato tempestivamente, potrebbero esserci difficoltà nell'ottenere l'indennizzo. L'INAIL è l'ente che gestisce le assicurazioni per infortuni sul lavoro e malattie professionali in Italia e offre copertura economica al lavoratore in caso di infortunio. A seconda della gravità dell'incidente, l'INAIL fornirà un indennizzo che può coprire le spese mediche, i periodi di inabilità temporanea e, in caso di infortuni gravi, anche le indennità per invalidità permanente. 4. Verifica della Responsabilità e Diritto al Risarcimento Se l'incidente è stato causato da negligenza o da un errore da parte del datore di lavoro o di terzi (ad esempio, un'altra azienda che opera sullo stesso cantiere), il lavoratore ha il diritto di chiedere un risarcimento per i danni subiti. Nel caso in cui si ritenga che l'infortunio sia stato causato da una violazione delle norme di sicurezza, il lavoratore può procedere con un'azione legale per ottenere un risarcimento. In questi casi, è consigliabile raccogliere tutte le prove dell'incidente, come fotografie, testimonianze di colleghi e documentazione medica. La consulenza di un avvocato specializzato in infortuni sul lavoro può essere fondamentale per far valere i propri diritti e ottenere un risarcimento adeguato. 5. Indennità per Inabilità Temporanea o Permanente Nel caso di infortunio grave, il lavoratore può avere diritto a un'indennità economica per il periodo di inabilità temporanea (quando non è in grado di lavorare per un determinato periodo). L'INAIL corrisponde una indennità pari a una percentuale della retribuzione, che può variare in base alla gravità dell'infortunio e alla durata dell’incapacità lavorativa. Se l’infortunio porta a un'invalidità permanente, il lavoratore ha diritto a una pensione di invalidità permanente, che viene calcolata in base al grado di invalidità accertato dal medico legale. Il grado di invalidità è espresso in percentuale e determina l’importo dell'indennizzo che verrà erogato. 6. Assistenza Legale Nel caso in cui sorgano difficoltà con il datore di lavoro, con l'INAIL o in caso di controversie legali, il lavoratore può rivolgersi a un avvocato specializzato in infortuni sul lavoro, al fine di ottenere il giusto e soprattutto tempestivo supporto. È di fondamentale importanza, ai fini di una facile risoluzione dei conflitti relativi agli infortuni sul posto di lavoro, farsi assistere da un legale dal primo momento, al fine di ottenere i giusti consigli, anche per la raccolta della documentazione probante l’infortunio stesso. In quanto è fondamentale che il lavoratore conservi tutta la documentazione relativa all'incidente e al trattamento medico ricevuto. Ciò include referti medici, certificati di infortunio, comunicazioni con il datore di lavoro e l'INAIL, e qualsiasi altro documento che possa essere utile per una futura rivendicazione di risarcimento o per la verifica dei propri diritti. Conclusioni Tutelarsi dopo un infortunio sul lavoro significa non solo ricevere le dovute cure mediche, ma anche proteggere i propri diritti attraverso una corretta denuncia dell'incidente, la richiesta di risarcimento e l’assistenza legale in caso di necessità. È essenziale che ogni lavoratore conosca le procedure da seguire e i propri diritti, per garantirsi un adeguato supporto e risarcimento in caso di infortunio, tutelando così il proprio benessere e la propria stabilità economica.

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