Avvocato Federica Parente a Milano

Federica Parente

Avvocato esperto in diritto del lavoro

Informazioni generali

Nel 2018 ho fondato lo Studio Legale FP Legale Lavoro, con l’obiettivo di offrire consulenza e assistenza legale in favore di imprese e privati. Mi occupo di: - Diritto del lavoro - Relazioni industriali - M&A Labour - Rapporti di lavoro e privacy - Salute e sicurezza sul lavoro - Rapporti di agenzia e altre forme di lavoro autonomo. Credo fortemente che la professione legale debba essere esercitata con competenza, trasparenza e con un approccio orientato alla costruzione di soluzioni pratiche e sostenibili, per chi lavora e per chi fa impresa.

Esperienza


Diritto del lavoro

Le imprese necessitano di un supporto efficiente e tempestivo nella gestione quotidiana del personale. Con tali caratteristiche metodologiche, l'avv. Parente presta attività di assistenza giudiziale e stragiudiziale, in favore delle imprese, rispetto a qualsivoglia tematica che possa riguardare il dipendente, l'agente o altra tipologia di lavoratore autonomo (ad es. contratti di lavoro, trasferimento del dipendente, mutamento delle mansioni, risoluzione del rapporto di lavoro). Parimenti, l'avv. Parente assiste i lavoratori subordinati e autonomi rispetto a tutte quelle vicende che possono riguardare la vita lavorativa.


Mobbing

Il mobbing rappresenta una pratica vessatoria posta ai danni del lavoratore che spesso si accompagna alla fattispecie del demansionamento. Entrambe le fattispecie, opportunamente dimostrate, consentono ai lavoratori di ottenere risarcimenti anche importanti. L'avv. Parente mette a disposizione la sua esperienza professionale al fine di assistere i lavoratori nella tutela dei propri diritti ma anche di prestare al datore di lavoro l'opportuna consulenza per evitare fenomeni che possono determinare gravi conseguenze per l'impresa.


Licenziamento

La risoluzione del rapporto di lavoro rappresenta un evento di difficile gestione tanto per le imprese quanto per i lavoratori. Le imprese, al fine di evitare o minimizzare gli impatti economici del recesso, devono formalizzare e motivare il licenziamento secondo quanto previsto non solo dalla normativa vigente ma anche dalla giurisprudenza che è in costante cambiamento. I lavoratori, d'altro canto, si trovano ad affrontare un evento traumatico sia per la propria vita professionale che personale. L'avv. Parente assiste quotidianamente imprese e lavoratori nella gestione di tale delicato momento del rapporto di lavoro.


Altre categorie

Diritto sindacale.



Credenziali

Pubblicazione legale

Mobbing, straining ed eristress: onere della prova e danni risarcibili

Pubblicato su IUSTLAB

La fonte legale Le fattispecie del mobbing , dello straining e dell’ eristress sono riconducibili alla violazione del disposto di cui all'art. 2087 c.c., norma che impone al datore di lavoro l’obbligo di tutelare l’integrità psico-fisica dei propri dipendenti. Mobbing e onere della prova Integra la fattispecie del mobbing la condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico o dei colleghi che si risolve in sistematici e reiterati comportamenti ostili che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione e l'emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio psico-fisico e del complesso della sua personalità. Ai fini del riconoscimento del risarcimento del danno da mobbing, grava sul dipendente l’ onere di provare : a) una molteplicità di comportamenti illeciti (ad es., molestie sessuali, demansionamento, trasferimento illecito) o anche leciti se considerati singolarmente (ad es. collocazione della postazione di lavoro in luoghi isolati e angusti, privazione dei mezzi necessari per rendere la prestazione lavorativa, ripetute visite mediche di controllo) posti in essere nei suoi confronti; la b) la sistematicità e reiterazione dei detti comportamenti; c) l' intento persecutorio , nel senso che i comportamenti devono rientrare in un disegno persecutorio unificante, preordinato alla prevaricazione; e d) l'evento lesivo della salute (ad es., sindrome ansiosa o depressiva); e) il nesso di causalità tra la condotta mobbizzante e il pregiudizio all'integrità psico-fisica subito. Nel caso di " mobbing orizzontale ", ossia attuato dai colleghi di lavoro, occorre anche che il lavoratore dimostri la consapevolezza da parte del datore di lavoro dell'attività persecutoria subita e che il datore di lavoro sia rimasto inerte nella rimozione del fatto lesivo. Straining e onere della prova Lo straining è una forma attenuata di mobbing in cui difetta l’elemento della continuità delle azioni vessatorie. In particolare, lo straining è configurabile quando ricorrono comportamenti stressogeni scientemente attuati nei confronti di un dipendente , anche se manchi la pluralità delle azioni vessatorie o esse siano limitate nel numero. Ai fini del riconoscimento del risarcimento del danno da straining, grava sul dipendente l’ onere di provare : a) i comportamenti stressogeni ; b) l' intento persecutorio ; c c) l' evento lesivo della salute; d) il nesso di causalità tra i comportamenti stressogeni e il pregiudizio all'integrità psico-fisica. Eristress e onere della prova Recenti pronunce giurisprudenziali hanno affermato il principio per il quale la mancanza di un intento persecutorio – requisito necessario ai fini della configurazione delle fattispecie di mobbing o di straining – non esonera comunque il giudice dal valutare se, alla luce dei fatti dedotti, vi sia stato un inadempimento del datore di lavoro fonte di danno alla salute del dipendente: “ In tema di responsabilità del datore di lavoro per danni alla salute del dipendente, anche ove non sia configurabile una condotta di "mobbing", per l'insussistenza di un intento persecutorio idoneo ad unificare la pluralità continuata di comportamenti pregiudizievoli, è ravvisabile la violazione dell'art. 2087 c.c. nel caso in cui il datore di lavoro consenta, anche colposamente, il mantenersi di un ambiente stressogeno fonte di danno alla salute dei lavoratori ovvero ponga in essere comportamenti, anche in sé non illegittimi, ma tali da poter indurre disagi o stress, che si manifestino isolatamente o invece si connettano ad altri comportamenti inadempienti, contribuendo ad inasprirne gli effetti e la gravità del pregiudizio per la personalità e la salute latamente intesi." (Cass. n. 3692/2023, Cass. n. 10730/2025). Trattasi del c.d. eristress , ossia l’esposizione prolungata a un ambiente lavorativo caratterizzato da tensioni interpersonali e clima ostile in grado di determinare, anche in soggetti solo marginalmente coinvolti, un pregiudizio psico-fisico meritevole di tutela, configurandosi come conseguenza indiretta ma rilevante dell’ambiente lavorativo nocivo. Ai fini del riconoscimento del risarcimento del danno da eristress, grava sul dipendente l’ onere di provare : a) la nocività dell’ambiente di lavoro ; b) l' evento lesivo della salute; c) il nesso di causalità tra l’ambiente di lavoro nocivo e il pregiudizio all'integrità psico-fisica. I danni risarcibili Le fattispecie esaminate possono determinare il diritto del dipendente al risarcimento tanto dei danni patrimoniali quanto dei danni non patrimoniali subiti. Per quanto riguarda i danni patrimoniali possono consistere, ad esempio, nel mancato godimento di elementi retributivi o indennità conseguenti al demansionamento, nelle maggiori spese sostenute a seguito del trasferimento della sede di lavoro o nelle spese mediche affrontate per curare la patologia insorta. In tali ipotesi, il risarcimento deve avere funzione reintegratoria, riportando il lavoratore nella medesima situazione patrimoniale in cui si sarebbe trovato se l’evento lesivo non si fosse verificato. Il danno non patrimoniale risarcibile è il danno biologico che la giurisprudenza più recente definisce come "danno dinamico-relazionale" proprio perché esso comprende sia i risvolti anatomo-funzionali che quelli relazionali del danno alla persona. Il danno biologico viene di prassi calcolato sulla base delle Tabelle di Milano che utilizzano parametri legati all'età della persona e alla percentuale della diminuzione dell'integrità psico-fisica accertata. Il danno biologico può determinare una invalidità tanto permanente quanto temporanea. Ai fini del riconoscimento del danno da invalidità temporanea, si richiede una specifica domanda, supportata dalle relative allegazioni in fatto.

Pubblicazione legale

Licenziamento: come tutelare i propri diritti e ottenere quanto previsto dalla legge

Pubblicato su IUSTLAB

In caso di licenziamento, è fondamentale conoscere i propri diritti e le modalità per farli valere. Un avvocato esperto in diritto del lavoro può offrire assistenza qualificata, guidando il lavoratore nella valutazione della eventuale illegittimità del provvedimento e nella possibilità di ottenere la reintegra nel posto di lavoro o un’ indennità risarcitoria . Procedura di impugnazione del licenziamento L’ impugnazione del licenziamento consente al lavoratore di contestare la legittimità del provvedimento ricevuto. Si tratta di una procedura complessa e tecnica, in cui il mancato rispetto dei termini o di una sola formalità può compromettere irreversibilmente la tutela dei propri diritti. In particolare, l’ impugnazione stragiudiziale del licenziamento deve essere proposta entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione. Successivamente, nel caso in cui le parti non riescano a risolvere la controversia in via bonaria, è possibile procedere con l’ impugnazione del licenziamento in via giudiziale , da promuovere entro 180 giorni dalla data di invio dell’impugnazione stragiudiziale. Reintegra e indennità di licenziamento: cosa si può richiedere In caso di licenziamento illegittimo, il lavoratore può avere diritto a due forme di tutela principali: la tutela reintegratoria e la tutela indennitaria . La tutela reintegratoria consiste nel reintegro nel posto di lavoro, con il riconoscimento di tutte le retribuzioni arretrate maturate dal momento del licenziamento fino al rientro effettivo. Questo strumento è previsto in particolare quando il licenziamento risulta nullo, discriminatorio o in violazione di specifiche norme di legge. La tutela indennitaria , invece, consiste nel riconoscimento di un indennizzo economico, calcolato secondo i criteri stabiliti dalla legge. Essa è applicabile quando la reintegrazione non è prevista dalla normativa per il vizio da cui è affetto il licenziamento o è scelta dal lavoratore in sostituzione della reintegra. In entrambi i casi, l’assistenza di un avvocato specializzato in diritto del lavoro è fondamentale per valutare quale forma di tutela spetti, predisporre l’ impugnazione licenziamento e far valere correttamente i diritti del lavoratore. Perché affidarsi a un avvocato esperto in diritto del lavoro a Milano Non tutti i licenziamenti sono legittimi. Alcune situazioni richiedono un’analisi approfondita per verificare eventuali violazioni di legge o discriminazioni. Rivolgersi a un avvocato specializzato esclusivamente in diritto del lavoro significa avvalersi di un professionista capace di offrire: Consulenza preventiva per valutare l’ illegittimità del licenziamento Assistenza completa nell’impugnazione stragiudiziale e giudiziale del licenziamento Supporto nella negoziazione con il datore di lavoro per ottenere la soluzione più favorevole possibile. Conclusione  : in caso di licenziamento è essenziale rivolgersi tempestivamente a un avvocato giuslavorista per tutelare i propri diritti e ottenere le tutele previste dalla legge.

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